La verità la scopriremo soltanto oggi. O addirittura fra qualche giorno. Perché, alla faccia delle larghe intese, sulla legge di stabilità, cioè l’annuale manovra sui conti pubblici, dentro il Governo e pure nella maggioranza è caos. Per capirci: la finanziaria dovrebbe essere il documento di sintesi della volontà politica e dell’impegno economico dell’Esecutivo. Tuttavia, a scorrere lanci di agenzia e anticipazioni dei quotidiani degli ultimi giorni, una delle poche è, appunto, la confusione: tra tasse (nuove e inasprite) e tagli alla spesa pubblica (ridotti o rimangiati), la «sintesi» non s’è vista. Dal giro di vite sulla sanità alla nuova Imu (che si potrebbe chiamare Trise), dalla stangata sulle rendite finanziarie al blocco delle pensioni sopra i 3mila euro nessuna delle misure anticipate è certa di entrare nella versione finale della legge di stabilità. Altra certezza è che il conto alla fine arriva sempre e a pagarlo saranno le famiglie. Più nel dettaglio: lavoratori, pensionati e proprietari di casa. L’architettura finale del ddl sarà frutto di mediazioni e trattative – tra Pd, Pdl e Scelta civica – proseguite anche ieri. Non solo. Il premier Enrico Letta ha ascoltato le istanze di Confindustria e sindacati. La regia è ovviamente affidata al titolare dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Le entità delle mazzate per ora non sono facili da calcolare: coefficienti, aliquote e percentuali varie verrano definiti al fotofinish. Le sorprese, come al solito, sono dietro l’angolo. In ogni caso, il testo della manovra da 10-12 miliardi di euro approda oggi al consiglio dei ministri. Ci sarà l’impianto della nuova Imu: non si chiamerà service tax, ma Trise. Anche sul balzello che tornerà a colpire le abitazioni principali la vigilia della riunione a palazzo Chigi è stata segnata, come accennato, da un fiume di indiscrezioni e smentite. Stesso discorso per le pensioni: si parla di uno stop per gli aumenti relativi agli assegni superiori ai 3mila euro. Si tratta di una misura destinata a colpire, sulla carta, circa 16.500 ex lavoratori. Ma anche qui, fino a ieri, il quadro non era affatto chiaro. Enorme incertezze anche per le sforbiciate alla sanità: dopo la sfuriata del ministro Beatrice Lorenzin (Pdl) la dieta dovrebbe attestarsi a 4 miliardi. Ricostruire una versione attendibile della manovra sulla base delle anticipazioni è stata una mission impossible. Le indiscrezioni, peraltro, hanno scatenato le reazioni delle categorie colpite. Al punto che nel tardo pomeriggio, con una nota ufficiale, il ministero dell’Economia ha smentito che la bozza in circolazione fosse quella destinata ad approdare oggi in cdm. Figuriamoci se corrisponde a quella che, salvo rinvii, uscirà da palazzo Chigi dopo il disco verde del Governo. Orientato, tra altro, a mettere la parola fine ai derivati negli enti locali. Per le regioni, poi, si parla di una riduzione dei trasferimenti statali da 1 miliardo. In parte destinati a coprire la cassa integrazione in deroga, rifinanziata per 600 milioni. Destinato a creare polemiche pure il blocco dei contratti nel pubblico impiego relativo al triennio 2010- 2012, esteso fino al 31 dicembre 2014. Per i dipendenti pubblici c’è anche il taglio del 10% della spesa degli straordinari. Occhi puntati, in particolare, sulla nuova imposta immobiliare che riformerà la tassazione sulle case e che assorbirà Imu e Tares. Il nuovo «tributo sui servizi comunali» sarà composto da una parte che riguarda il servizio di gestione sui rifiuti (Tari) e una parte sui servizi indivisibili (Tasi). I comuni – per i quali arriva l’allentamento del patto di stabilità da 2 miliardi nel 2014- 2015 – potranno variare la Trise decisamente e, tra le possibilità, c’è anche quella che, nella parte relativa ai servizi, possa arrivare fino all’aliquota massima prevista dall’Imu e a questa aggiungere una maggiorazione dell’1 per mille. Vuol dire niente risparmi rispetto a quanto versato nel 2012. Il gioco delle tre carte è servito. Lo pagheranno non solo i proprietari di casa, ma anche gli inquilini: il presupposto impositivo è infatti «il possesso, l’occupazione o la detenzione a qualsiasi titolo», c’è scritto nella bozza. Ma si salvano gli affittuari stagionali. Se la casa è utilizzata per un periodo non superiore ai sei mesi, la tassa sarà pagata solo dal proprietario. E comunque, per la parte riguardante i servizi indivisibili, l’inquilino paga solo una quota, «fra il 10 e il 30% dell’ammonta – re complessivo della Tasi»; il resto lo pagherà il proprietario. Per la parte relativa ai servizi di gestione dei rifiuti, il calcolo verrà fatto sull’80% della superficie catastale; sarà una tariffa deliberata di anno in anno e il sindaco dovrà seguire il principio di «chi inquina paga». Dalla casa ai risparmi, il fisco si abbatterà pure sulle rendite finanziarie: l’imposta sostitutiva, recentemente portata dal 12 al 20%, salirebbe ancora fino al 22%. Con buona pace della certezza del diritto tributario e della pianificazione finanziaria (di imprese e famiglie). Gli inasprimenti su casa e risparmi potrebbero parzialmente essere compensati con alcuni interventi sul cuneo fiscale, riducendo l’aggravio per lavoratori e aziende. La detrazione base riconosciuta ai lavoratori dipendenti potrebbe salire da un valore di 1.338 a 1.450 euro. Il meccanismo, che prevede una riduzione dello sconto in proporzione al reddito, si annulla attorno ai 55.000 euro. Rimane immutato lo sconto per chi non supera gli 8.000 euro. In ballo, poi, sconti Irap, con deduzioni per i nuovi assunti e tetto massimo a 15mila euro per dipendente. Il Governo mette sul piatto 250 milioni per il 2014 per incrementare il fondo social card. La carta acquisti, dal l’anno prossimo, non è più riservata agli italiani: potranno chiederla anche gli stranieri, purché in regola col permesso di soggiorno.

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