L’ultima, l’ennesima speranza di trovare la belva che quasi tre anni fa – il 26 novembre 2010 – ha ammazzato la piccola Yara Gambirasio, porta dietro le sbarre di una prigione francese. A Bourges, città di 70 mila abitanti nella regione del Centro. Dove, in una cella, è rinchiuso un certo Lorenzo B, 50 anni, italiano originario di Padova arrestato già in passato (in Svizzera e a Busto Arsizio) per aver riempito i propri computer di immagine erotiche di bambini. Ma cosa c’entra questo pedofilo con il caso di Brembate Sopra? A raccontare di un possibile collegamento è stata la madre di Laura (una 13enne compagna di Yara) in un’intervista rilasciata al settimanale Giallo. Secondo la donna Lorenzo B., appassionato di ginnastica ritmica e artistica ed ex atleta, molestava – attraverso internet – la figlia spacciandosi per un suo coetaneo: per questo motivo la madre ha sporto subito denuncia a Bergamo (non accettata) e poi si è rivolta a un’associazione e ha sporto denuncia contro anonimi a Cremona. Non solo. L’uomo, sempre secondo il racconto, nell’inverno del 2010 «cercava a tutti i costi di mettere le mani su qualche bambina di Bergamo» e pochi mesi dopo sarebbe stato talmente ossessionato da Yara al punto da creare un finto profilo Facebook a nome di Laura (la figlia della donna intervistata) e, fingendosi lei, avrebbe parlato continuamente della piccola vittima di Brembate Sopra: «Scriveva frasi d’amore, diceva di conoscere Yara, di sapere chi è il suo assassino». Tra i tanti pensieri postati, uno in particolare risulta angosciante. Una poesia intitolata “Incubo” e condivisa in tanti profili finti gestiti di nascosto dal pedofilo: «Anche stanotte sei tornata… Ti ho vista… Ti ho sentita. Quel freddo tutto attorno… E c’eri tu. E poi le grida, il tuo pianto. L’orrore. E poi.. Buio… Solo buio freddo… E silenzio. Ormai ogni notte è così. Ho paura di dormire, ho paura di sognare. Di rivedere, di rivivere, di sentire ancora tutto questo. Cosa posso fare… Cosa devo fare per farti trovare la pace, per cancellare tutta la sofferenza che hai dovuto subire… Per far tacere tutto questo gelido silenzio… Sto male…». Già, suggestioni e coincidenze che potrebbero far pensare che Lorenzo B. – secondo un suo racconto sarebbe stato lasciato in un orfanotrofio quando era piccolo – potrebbe essere il famoso figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno deceduto nel 1999 e considerato, secondo il test del dna, il padre del killer della piccola. Per questo motivo, dunque, agenti della questura di Bergamo andranno in Francia per prelevare un campione di dna dell’uomo in carcere a Bourges e poi compararlo con quello di Guerinoni. Anche se, questo, sembra più un atto dovuto, uno scrupolo, che una vera pista che possa riaprire – o meglio – chiudere il caso. Perché gli inquirenti non sembrano particolarmente convinti di questa storia, che affascina per molti aspetti, ma che non ha elementi tali da far sobbalzare: Lorenzo B. è conosciuto alle forze dell’ordine per detenzione di materiale pedopornografico, vero, ma si è sempre limitato a questo senza aver mai dato segnali di violenze. Quello recuperato in Francia sarà un dna in più da analizzare – dopo i 16 mila controllati in questi anni – per non lasciare nulla di intentato, un po’ come è successo la scorsa settimana con Andrea Pizzocolo, il killer di Lodi. L’esame sul suo materiale genetico, eseguito dalla polizia scientifica di Roma, è risultato negativo: non è compatibile con quello del killer di Yara. Speranze e tentativi all’estero, ma intanto continua il lavoro degli inquirenti anche in italia e in provincia di Bergamo. L’ultima novità è che è pronta una lista di 500 persone (uomini e donne: si cerca la madre del presunto assassino, ma anche chi possa sapere qualcosa di Giuseppe Guerinoni) – da sentire e da esaminare – originarie di Gromo, ma emigrati in altri paesi nel corso degli anni.

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