In attesa di assediare – come da programmatiche dichiarazioni dei giorni scorsi – l’austerity e la precarietà, nonché i ministeri e i palazzi del potere (e, si presume, gli incolpevoli cittadini della Capitale), alcuni attivisti appartenenti a gruppi riconducibili all’area del cosiddetto antagonismo hanno intanto pensato bene di mettere sotto assedio Trenitalia. LA MINACCIA Nel pomeriggio di ieri due episodi analoghi si sono verificati a Roma (dove il prossimo 19 ottobre è prevista una grande manifestazione incentrata su vari temi, tra i quali l’op – posizione alla Tav, il diritto alla casa e l’ottenimento del reddito garantito) e a Bologna. A Roma, un gruppo formato per lo più da aderenti al sindacalismo di base ha compiuto un blitz in via Nazionale, di fronte alla sede della Banca d’Italia, sia per stigmatizzare il modo in cui «i governi delle larghe intese in questi anni hanno deciso di continuare a finanziare chi ha provocato la crisi, mentre i cittadini si impoverivano e indebitavano» sia per denunciare il tentativo di Trenitalia di far saltare quello che, secondo gli autori del sit-in, era un accordo già raggiunto e che prevedeva un forte sconto (appena 15-20 euro a biglietto) per chi il 19 ottobre si recherà a Roma con lo scopo di partecipare al corteo. Dato che, a quanto pare, Trenitalia ha stabilito di portare a 50 euro il costo di ogni titolo di viaggio, gli attivisti si sono fatti minacciosi: «Se sarà necessario ci presenteremo ugualmente nelle stazioni, Trenitalia deve garantire il diritto a manifestare, diritto che non può essere solo dei partiti e delle grandi organizzazioni sindacali che possono permettersi di pagare cifre astronomiche », ha affermato Paolo Di Vetta dei Blocchi Precari Metropolitani. Per poi aggiungere: «Stiamo decidendo di chiedere al Ministero degli Interni di intervenire perché altrimenti leggeremo il tutto come una prescrizione, un divieto di manifestare». UFFICI OCCUPATI Ancora più plateali le rimostranze di cui ieri si sono resi protagonisti, a Bologna, circa cinquanta elementi di organizzazioni della galassia antagonista (dal Laboratorio Crash ai collettivi studenteschi Cua, Cas e Hobo), i quali hanno fatto irruzione negli uffici dell’assistenza clienti di Trenitalia alla Stazione Centrale. Un’occupazione che ha creato disagi limitati (i viaggiatori hanno potuto continuare a usare lo sportello) ma che è stata anch’essa veicolo di propositi poco rassicuranti. Un attivista celato dietro l’ormai celebre maschera indossata dal protagonista del fumetto V for Vendetta ha letto infatti un volantino dal seguente contenuto: «Andremo a Roma ad assediare i ministeri e i palazzi del potere, portando lì la nostra vendetta. Assedio vuol dire che vogliamo rimanere fino a quando tutte le nostre richieste non saranno esaudite, perché non è più possibile aspettare». Nell’augurarsi, senza purtroppo crederci granché, che il 19 ottobre tutto filerà liscio e che non si assisterà a nessun episodio violento, non si può non rilevare, nel frattempo, l’incoerenza insita nel chiedere a una società dello Stato come Trenitalia un trattamento di favore – non si capisce, peraltro, giustificato da cosa – per andare a protestare in maniera veemente proprio contro lo Stato. Quello stesso Stato che dovrà già spendere non pochi quattrini per garantire il normale svolgimento del corteo e la sicurezza di residenti e commercianti di Roma. Non solo: si esigono agevolazioni da Trenitalia per contestare un progetto, quello dell’alta velocità, di cui Trenitalia è fra i principali promotori. È un atteggiamento, questo degli antagonisti, che ricorda da vicino quello di coloro a cui piace fare i rivoluzionari e gli antiborghesi contando però sui soldi di mamma e papà. Un doppio binario che risulta francamente insopportabile e che gli antagonisti vogliono far percorrere da un treno pagato con soldi pubblici.

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