«La trentottesima edizione del Motor Show di Bologna è stata annullata», recita il comunicato della GL events, la società organizzatrice, e il motivo sta nella «totale assenza delle case automobilistiche». La manifestazione viene sospesa per la profonda crisi del settore che da sei anni continua a segnare numeri negativi: se nel 2007 si vendevano circa 2 milioni e mezzo di vetture, le proiezioni per il 2013 parlano di circa 1 milione e 250mila nuove immatricolazioni, il 50% in meno. Gli stessi numeri che si registravano a fine anni ’70, proprio gli anni in cui veniva inaugurata la manifestazione. Il Motor Show infatti nasce nel 1976, da un’iniziativa di piloti come Giacomo Agostini e Sandro Munari. L’idea è quella di fare un evento nazional popolare, diverso dall’ingessato Salone dell’automobile di Torino, che unisca la passione per i motori allo sport e alle belle ragazze. La svolta arriva con l’acquisto della fiera da parte Alfredo Cazzola nel 1981, che la fa diventare il più importante evento fieristico italiano. Il Motor Show continua a crescere dal basso, nonostante le poche case automobilistiche che preferiscono Torino, ma grazie alle centinaia di migliaia di visitatori che hanno sete di spettacolo, stuntman, motocross e rally. Nel 1992 la Fiat si arrende e bussa alla porta di Cazzola per chiedergli di gestire anche il Salone di Torino, che organizza fino al 1999 e poi chiude facendo saltare l’edizione 2002. Il Motor Show di Bologna con gli anni, e senza la concorrenza di Torino, diventa un evento nazionale con speciali televisivi, pagine e pagine di giornali, la presenza dei personaggi del mondo dello spettacolo e dei campioni dei motori come Schumacher e Valentino Rossi. Il 2006 è l’anno dei record con 70mila metri quadri di spazi espositivi venduti e 1 milione e 400mila visitatori. Il mercato tira e la manifestazione sembra avere davanti a sé un destino sfolgorante, ma Cazzola ha una di quelle proposte che non si possono rifiutare e vende un Motor Show all’apice del successo alla multinazionale francese GL events per 72 milioni di euro. Poco dopo arriva il fallimento della Lehman Brothers e la crisi finanziaria globale. Dal 2009 in poi i francesi continuano ad investire nonostante i conti in rosso, almeno fino al 2012. «Mi auguro che sia uno stop momentaneo – dichiara Giada Michetti, AD di GL events Italia – ma il mercato dell’auto in Italia è crollato: eravamo il secondo mercato in Europa e ora siamo il nono, il quarto nel mondo e ora siamo l’undicesimo». E i primi tagli che le case automobilistiche fanno riguardano la pubblicità e il marketing. «Erano anni che avevamo delle defezioni importanti – continua la Michetti – Abbiamo tenuto per anni, ma quest’anno a causa della crisi non c’erano nemmeno prodotti nuovi». Lo stop non è definitivo, ma il futuro non è roseo e non ci si possono aspettare sorprese se il mercato interno non si riprende. Circolano anche voci di uno spostamento del Motor Show da Bologna a Milano, ma la GL events ha un contratto con la Fiera di Bologna fino al 2021 e non ha intenzione di spostarsi. La sorpresa potrebbe arrivare da Cazzola che, finiti i 5 anni di non competizione previsti dal contratto, sembra intenzionato a resuscitare la sua creatura sotto la Madunina. Visto che in Italia è già difficile organizzare un’esposizione di livello internazionale, sarà impossibile vederne due, come già si è visto durante la coabitazione con il Salone di Torino. Cazzola ha lanciato la sfida al Motor Show, e Bologna rischia di subire la stessa sorte toccata a Torino.

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