La patrimoniale è servita. Messo “da parte”Silvio Berlusconi rischia di tornare l’Imu sulla prima casa. Quasi due milioni di italiani potrebbero pagare la prima rata dell’Imu. Ufficialmente indirizzata ai ricchi, coloro che posseggono immobili con una rendita catastale oltre i 750 euro, si rivolgerebbe in realtà a quasi due milioni di italiani. Infatti, secondo i numeri della Uil, che ha fatto i conti, sono 1.740.195 le case in Italia con una rendita catastale sopra i 750 euro, di cui il 65% “villini” che si aggiungerebbero ai 44.785 proprietari di immobili di lusso. Sarebbero perciò 1.784.980 i contribuenti che continuerebbero a pagare l’Imu. A rimetterci saranno coloro che vivono nelle grandi città. A Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, infatti, il valore catastale degli immobili è più alto. Pagheranno dunque i proprietari di immobili di categoria A/2 (abitazioni di tipo civile) con 4 o più vani. Insomma camera, salotto, cucina e bagno. A Milano, sempre secondo la Uil, la media catastale è di 1.487 euro; a Torino di 1.295 euro, aRoma di 1.179 euro, a Bologna di 1.602 euro, a Firenze di 900 euro e a Napoli di 932 euro. Appartamenti comuni non immobili di “lusso”. Saranno esentati, invece, i proprietari degli immobili di categoria A/3 (abitazioni di tipo economico), salvo quelli con più di 200 metri quadri e nelle città come Roma, Bologna e Firenze. Nel resto d’Italia l’imposta si azzererebbe, spiega la Uil, per gli immobili al di sotto dei 170 metri quadri, classificati in A/2, considerando che la media nazionale degli immobili in A/2 è di 624 euro medi con 6 vani. In aula è stato tortuoso il percorso che ha portato alla riammissione dell’emendamento che reitroduce la rata Imu. Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno infatti bocciato 322 emendamenti dei 454 presentati al decreto legge Imu-cig-esodati. Inizialmente era stata dichiarata inammissibile «per estraneità di materia» anche la modifica presentata dal Pd, che prevede il pagamento della prima rata della tassa sulla casa per le abitazioni con rendita catastale superiore ai 750 euro. Una misura pensata per riportare l’Iva al 21%. I firmatari della proposta (primo firmatario Maino Marchi del Pd) hanno poi riscritto l’emendamento cancellando la rideterminazione dell’Iva. Nella nuova formulazione la modifica prevede, con le entrate recuperate, di aggiungere 50 milioni al fondo affitti per il 2013 e di aumentare il rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga da 500 a 900 milioni. Immediate le reazioni dal Pdl. Di «atto di autolesionismo» da parte del Pd parla il presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone. «È un emendamento del tutto punitivo verso una quota rilevantissima di contribuenti», spiega Capezzone, «il Pd verrebbe meno a un impegno politico pubblico e solenne del governo». Il deputato del Pd e presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, giudica positivamente la proposta del suo partito ma pensa che dovrebbe essere rinviata al 2014, «senza fare pasticci», perchè «riaprire un dibattito sulla prima rata significherebbe fra l’altro creare squilibri fra i comuni che ricevono i trasferimenti». Per queste ragioni, Boccia ha chiesto di «ritirare tutti gli emendamenti». Immediata la risposta del collega di partito Marchi: se il governo darà «risposte soddisfacenti» su alcuni temi sociali, il Pd potrebbe «procedere al ritiro o alla riformulazione» dell’emendamento sull’Imu. Tra gli emendamenti Pd inizialmente non ammessi torna anche quello che introduce il prelievo Irpef sul 50% dei redditi derivanti da terreni e immobili sfitti e estende l’esenzione del pagamento dell’Imu per le prime case concesse in comodato ai familiari. Confermata l’inammissibilità per il comma che prevedeva la deducibilità per il 50% dell’imposta dai redditi d’impresa e professionali. Passa la modifica prevede un aumento dell’aliquota applicata agli immobili di banche e assicurazioni dal 7,6 all’8,6% e assimila alla prima casa le abitazioni date in comodato gratuito ai parenti di primo grado, genitori, figli, fratelli. Il decreto legge scade il 31 ottobre ed è atteso domani pomeriggio nell’aula di Montecitorio per poi passare all’esame del Senato.

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