Carcere a vita per Lisandra Aguila Rico. È stata condannata all’ergastolo la gelataia cubana di 22 anni accusata dell’omicidio dei coniugi Burgato, massacrati nella loro villa di Lignano Sabbiadoro (Udine) il 19 agosto 2012. A emettere la sentenza ieri, al termine di un processo con rito abbreviato, è stato il gup Roberto Venditti del Tribunale di Udine, che ha indicato la cubana come l’autrice materiale del delitto. Secondo il giudice fu lei a massacrare a coltellate il 67enne Paolo Burgato e la moglie Rosetta Sostero, di 65 anni. Suo fratello Reiver Laborde Rico, invece, è accusato di aver assistito al delitto senza intervenire: un mese fa è stato condannato dalle autorità cubane a scontare vent’anni di carcere. Il ventiquattrenne, infatti, subito dopo il massacro era fuggito a L’Avana, dove è stato catturato e imprigionato. La gelataia, invece, era finita in cella pochi giorni dopo l’omicidio e da settembre è rinchiusa nel carcere del Coroneo, a Trieste, dal quale non si è mossa neppure ieri, per assistere alla lettura della sentenza. Il gup ha accolto la richiesta del pm Claudia Danelon; Lisandra si era sempre dichiarata estranea alla fase materiale dell’omicidio, commesso a suo dire dal fratello mentre lei non era nella stanza del massacro. Nel dispositivo del gup si legge che il calcolo della pena finale parte dalla base dell’ergastolo con isolamento diurno, applicabile in caso di sussistenza dell’aggravante delle sevizie, contestata alla cubana. Lo sconto per il rito abbreviato toglie dunque a Lisandra il solo isolamento. Il gup ha inoltre condannato la giovane all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, nonché al risarcimento dei danni non patrimoniali delle parti civili: 560 mila euro a favore del figlio delle vittime Michele Burgato, e 75mila ciascuno per Vinicio e Bruno Sostero (fratelli di Rosetta). È stato infine disposto il dissequestro della villetta di via Annia, teatro del delitto, e di tutti i beni appartenenti ai Burgato, che andranno al figlio. Michele ha ringraziato gli inquirenti e definito, attraverso il suo avvocato Stefano Trabalza, «liberatoria» la sentenza. È stato «il primo momento da un anno a questa parte in cui ha tirato un primo sospiro di sollievo», ha detto il legale. Soddisfatto il procuratore capo di Udine Antonio Biancardi, il quale si augura che la condanna «resti tale anche in appello perché non può essere attribuita nessuna attenuante per quello che è stato fatto, questa gravità e crudeltà dev’essere punita ». Il magistrato ha poi parlato di Reiver: «Dispiace che altrettanto non sia stato comminato al fratello, ma non è una sentenza definitiva e che non è detto che un giorno non possa essere giudicato qui in Italia».

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