La certezza è l’Iva. Che resta al 22%. L’incognita è l’Imu. Che le famiglie italiane potrebbero pagare a dicembre. Poi comincia il lungo elenco delle promesse, quelle del governo. A partire dal taglio del cuneo fiscale, che vuol dire meno costi per le imprese e buste paga più generose per i lavoratori. Tuttavia, la coperta è corta e nella legge di stabilità, cioè la finanziaria, l’esecutivo di Enrico Letta dovrà scegliere.Pesa il monito dell’agenzia di rating, Moody’s, convinta che i conti italiani non siano sotto controllo. Qualcosa, dunque, resterà fuori dalla partita che si è appena aperta. Al kick off c’è una sfilza di provvedimenti che sgomitano per finire nella versione finale del provvedimento, da approvare entro il 15 ottobre. Su tutti: cassa integrazione e missioni internazionali. Complessivamente vanno trovati 5 miliardi di euro entro l’anno. Servono sforbiciate alla spesa pubblica e ci sarà pure qualche inasprimento di imposte esistenti oppure spunteranno nuovi balzelli. E via con i duelli. Le larghe intese potrebbero non essere sufficienti a evitare il triste rito dell’assalto alla diligenza. I primi segnali ieri. Attraverso Il Sole 24 Ore, Confindustria ha presentato le sue richieste: 8-9 miliardi per la ripresa. I sindacati, che saranno ricevuti da Letta lunedì, hanno replicato a stretto giro: Susanna Camusso (Cgil) ha avvisato il governo a non cedere a «tentazioni ragionieristiche» ricordando che i 5 miliardi tagliati al cuneo fiscale da Romano Prodi nel 2007 non ebbero effetti tangibili sull’economia. Acque agitate pure fra i sindaci, contrari all’ipotesi circolata ieri di applicare i rigorosi vincoli di bilancio (patto di stabilità) pure ai piccoli comuni. Il vero banco di prova sono le tasse, sulle quali si misura il consenso elettorale. Nonostante le richieste delle categorie, è da escludere un passo indietro sull’Iva: l’aliquota resterà al 22%, salvo mettere mano all’imposta sui consumi con un’ampia riforma dei «panieri» da far partire nel 2014. Il Pdl-Forza Italia punterà i piedi sull’Imu, chiedendo a Letta di mantenere le promesse. Ai pidiellini più attenti, però, non è sfuggito che nel discorso per la fiducia in Parlamento, mercoledì, il premier si è limitato a confermare solo «la rotta sugli impegni assunti». Un modo per lasciarsi spazi di manovra: del resto, il titolare dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sta stringendo i cordoni della borsa eha altre priorità, come gli 1,5 miliardi per correggere i conti e riportare il deficit sotto il 3% del pil a fine anno. Ma è stato il suo vice, Stefano Fassina (Pd), a gelare il centro destra sottolineando che sull’Imu «serve una valutazione complessiva». Obiettivo dei democratici è tassare il 10% degli immobili di maggior pregio, magari alzando le detrazioni. Poi dal 2014 c’è la service tax per tutti.

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