Oltre 3600 iscritti test d’ammissione, 3004 quelli che si sono effettivamente presentati a sostenerli, con un incremento rispetto allo scorso anno di 695 unità. Sono i numeri record della facoltà di Lettere e Beni culturali di Bologna, al cui interno figurano 26 corsi: da Filosofia a Scienze della comunicazione, da Lettere al Dams (Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo), da Moda a Conservazione e restauro dei beni culturali. Numeri decisamente in controtendenza per un percorso di studi che, solitamente, non è certo considerato come quello dagli immediati e sicuri sbocchi lavorativi e che ha sorpreso anche il preside della Facoltà, Costantino Marmo, che durante il “Welcome day” tenutosi lo scorso 30 settembre ha dichiarato: «Siamo sorpresi. Francamente non ce l’aspettava – mo. Questo incredibile incremento di iscritti si potrebbe spiegare con il fatto che i giovani che vedono comunque ridotte le prospettive di trovare lavoro preferiscano concentrarsi sulla formazione umanistica ». Come dire: visto che tanto lavoro non se ne trova, tanto vale fare delle cose che mi ripagano culturalmente. Un’ipotesi non proprio entusiasmante, e anzi per certi versi drammatica,considerato che ciò potrebbe significare che per molti, oltre al lavoro, manca proprio la speranza di trovarne uno. Per il prorettore degli studenti dell’Università di Bologna Roberto Nicoletti, invece, le ragioni che spingono molti studenti ad intraprendere gli studi umanistici possono essere altre. Pur condividendo il ragionamento del preside della Facoltà, il prof. Nicoletti si mostra molto meno pessimista al riguardo: «Spesso si parla di competenze universali trasversali, e cioè della capacità di apprendere e gestire il proprio sapere in maniera più orizzontale. Allora è probabile che questa facoltà sia vista come in grado di sviluppare queste competenze: non dimentichiamoci, infatti, che sono moltissimi i laureati in Lettere e Filosofia ad essere assunti, per esempio, nelle banche». L’altra ipotesi, un po’ più ottimista –continua Nicoletti –«è che questa crisi ci abbia lasciato in eredità una riscoperta della cultura». Di certo c’è che la prestigiosa facoltà di Lettere – considerato che i test d’ingresso non sono selettivi,ma mirati a far emergere eventuali lacune da colmare nel corso degli studi – si trova ora, a meno di improbabili rinunce di massa, a dover far fronte alla mancanza di spazi adeguati ad accogliere i 2700 nuovi iscritti previsti. Problema confermato dallo stesso prorettore degli studenti. E c’è già chi ipotizza, per il prossimo anno, l’istituzione del numero chiuso.

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