Ero convinto che Conte potesse rappresentare una svolta per il Bari». Infatti, nel 2008/2009 arrivò la promozione in serie A, dopo otto anni di purgatorio per i pugliesi. «Non ci aspettavamo di risalire così presto. Il lavoro di Conte aveva portato entusiasmo tra i giocatori e in città. Poi, però, lasciò a fine anno per incomprensioni con la proprietà ». E a quel punto arrivò Ventura, che in A non allenava dal 2006. «Una scommessa ancora più ardita di quella di Conte. Ventura era stato esonerato dal Pisa, che quell’anno retrocesse. Nonostante un’intesa verbale con la Triestina, ci mettemmo subito d’accordo perché Ventura era l’unico con Conte a giocare con il 4-2-4. Sono tra i pochi tecnici a voler imporre il proprio gioco contro gli avversari». Analogie nel gioco, meno nel carattere. «Conte è esplosivo e diretto, esterna tutto quello che pensa. Ventura è più riflessivo. Ma entrambi riescono a farsi seguire dai giocatori, perché li conquistano con le idee». Conte è amico dei giocatori? «No, perché lui pretende rigore. Anche se, visto che ha un’età vicina a quella di molti calciatori, a volte usciva insieme alla squadra. E gli piaceva portarla al cinema il giorno prima della gara. Si può dire che Conte è un fratello maggiore per i giocatori, mentre Ventura è un insegnante ». Si è poi portato Conte al Siena: anche lì arrivò la promozione. Era cambiato rispetto al Conte di Bari? «Sì, era un Conte più maturo, più disteso e collaborativo». Oggi Conte e Ventura si troveranno di fronte. Che derby sarà? «Il Torino ha raggiunto una consapevolezza importante e può dar fastidio alla Juve. Sarà una partita molto interessante sul piano tattico, perché entrambi i tecnici preparano le gare nei minimi particolari ».