Un tempo ci fu lo scandalo delle carceri d’oro, ora abbiamo i campi rom d’oro. Ieri le associazioni Berenice, Lunaria, Compare e Osservazione hanno presentato lo studio «Segregare costa» che illustra in dettaglio quanto pesa sulle tasche dei contribuenti mantenere i campi rom Roma, Napoli e Milano, nel periodo tra il 2005 e il 2011. Complessivamente la cifra è di oltre cento milioni di euro, con la quota maggiore di spesa per sostenere i maxi campi dell’area romana, veri pozzi senza fondo per le risorse pubbliche: 69,8 milioni di euro per i 7 mila rom che vivono negli otto campi della capitale. A Napoli la spesa ufficialmente è di poco superiore ai 24 milioni, ma quella reale è maggiore perché il dato considera solo gli stanziamenti per l’unico campo autorizzato, il Villaggio della solidarietà di Secondigliano che tra l’altro conta solo 700 persone. Altro che Villaggio della solidarietà, è il Paese della Cuccagna. Davanti allo sperpero di Roma e Napoli, Milano è quasi virtuosa: soltanto 2,7 milioni di euro, ma nel 2013 lo stanziamento per i rom, che sono 3000, sale a 6 milioni di euro, cioè 2000 euro a testa. Guardando alle singole voci di spesa apprendiamo che, a Roma, sono stati spesi 19,9 milioni di euro per la gestione dei campi; 12,6 milioni per investimenti (sì, avete letto bene, investimenti nei campi rom); 9,4 milioni per gli interventi dell’Ama, l’azienda della nettezza urbana; 8,1 milioni di euro per bonifica delle aree; 6,5 milioni per lavori di manutenzione e infine altri spiccioli, 2,4 milioni, per «servizi vari di sostegno a famiglie rom». A queste somme vanno aggiunti gli oltre 9 milioni di euro stanziati per i servizi di scolarizzazione. Non è finita, ci sono le spese per gli sgomberi: 15 mila-20 mila euro per ciascuno sgombero. Sembra un’indennità di guerra, risorse pubbliche che scorrono a fiumi nei campi rom che a questo punto dovrebbero somigliare a dei resort di lusso come quelli nelle isole caraibiche, a giudicare da tutti gli «investimenti » e i «lavori di manutenzione », per non parlare dei livelli di alfabetizzazione e istruzione, con finanziamenti che, in rapporto al numero degli scolari effettivi, fanno invidia ai college inglesi. I 24 milioni di euro spesi a Napoli sono ripartiti in 17,9 milioni per l’edificazione di spazi e infrastrutture, 3,3 milioni per interventi educativi e di inserimento sociale, 2,9 milioni per la manutenzione e la gestione, 146 mila per gli sgomberi. A Milano, si notano i 480 mila euro spesi nel 2007 per l’installazione di un sistema di videosorveglianza (buttano soldi per fare i guardiani ma in pubblico, per buona educazione, le chiamano politiche d’accoglienza e integrazione), i 50 mila euro all’anno nel periodo 2006-2007 messi in bilancio per «interventi di animazione sociale per bambini», e sempre nello stesso biennio i 170 mila euro all’anno per «interventi di piccola manutenzione nei campi». Piccola, pensa se era grossa quanto veniva a costare. Ora, a parte la situazione di Roma che è totalmente fuori controllo e nella quale, come denunciano le associazioni che hanno presentato il rapporto, emerge «il fallimento delle politiche dei campi e l’urgenza di ripensare completamente i modelli e le pratiche di inclusione sociale e abitativa delle popolazioni rom», uno potrebbe anche domandarsi,ma chi lo dice che i comuni devono mantenere i rom? Ovunque, e sia pure con cifre meno scandalose di queste. Il problema certamente è, in primo luogo, la sproporzione folle tra risorse stanziate, numero di individui della popolazione rom, e irrilevanza dei risultati. «Gli stanziamenti non hanno raggiunto risultati significativi in termini di una reale autonomizzazione delle persone» scrivono le associazioni. Tradotto in italiano: stiamo buttando cifre pazzesche per nulla. I rom non si integrano e soprattutto non diventano autosufficienti, continuano a ingoiare risorse, e più gliene dai più ne divorano. Ma poi, quando la finiremo con l’idea di uno Stato che fa tutto, pure gli investimenti nei campi rom?

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