«Acquattata» sui grandi cerchi in lega, l’Alfa Romeo 4C non manca certo di aggressività. E neppure le sue proporzioni lasciano adito a dubbi sul suo carattere sportivo: la carrozzeria è larga ben 186 cm, ma con il tetto ad appena 118 cm dal suolo e la lunghezza di 399 cm (meno di una «MiTo»). Impossibile non notare le sagomature che dalle porte vanno a formare le prese d’aria posteriori, suggerendo che il motore, e la trazione, sono dietro: roba da appassionati veri. Proprio come coloro che hanno già «bruciato» le prenotazioni dei primi 500 esemplari con lo speciale allestimento Launch Edition (60.000 euro). Ma anche per la versione standard del nostro test (53.000 euro) ci si deve mettere in fila: la produzione –incentrata a Modena, negli stabilimenti Maserati – è di 3500 pezzi l’anno e soltanto 1000 di questi sono destinati all’Europa. I 241 cavalli del nuovo 1750 turbo a benzina (tutto in lega leggera e abbinato a un cambio robotizzato a sei marce) sono chiamati a muovere una massa di soli 920 kg: ne risulta un rapporto peso/ potenza di 3,8 kg/CV, un valore da vera purosangue. Fondamentali per il contenimento del peso sono materiali come l’alluminio (per i telaietti anteriore e posteriore, quelli che supportano sterzo, sospensioni e meccanica), la fibra di carbonio (per la «vasca » che forma l’abitacolo) e le fibre sintetiche (pesano un quinto in meno della lamiera d’acciaio e sono state usate per i pannelli della carrozzeria). Raggiungere le avvolgenti poltrone in pelle e scamosciato (optional a 2.000 euro: di serie ci sono quelli in tessuto) è più facile del previsto, anche se ci si siede rasoterra, distesi a impugnare il volante verticale (con due sole razze e la corona schiacciata inferiormente per lasciare spazio alle gambe). Qualificanti la pedaliera d’alluminio e le numerose parti in carbonio lasciato a vista, un po’ meno alcuni elementi (come le bocchette d’aerazione e svariati comandi) comuni alle Alfa di normale produzione. Rialzano il tono il cruscotto digitale con schermo personalizzabile e funzioni particolari quali il misuratore della «forza g» (in curva, accelerazione e frenata), le lunghe palette del cambio al volante e i tre pulsanti sul tunnel con cui si selezionano la marcia avanti, la «retro» e la folle. Certo è che lo spazio non abbonda: i due passeggeri stanno comodi anche se superano i 180 cm di statura, ma i portaoggetti si riducono a un borsello fra i sedili (200 euro) e a una mini-tasca sotto la plancia; il baule, poi, è un pozzetto di soli 110 litri collocato dietro il motore. Con lo scarico Race omologato (700 euro) la 4C «canta» come una vettura da rally, ma non perde fluidità ai regimi inferiori. Dai 2000-2500 giri il 1.8 inizia a dare il meglio, per prodursi in un deciso crescendo fino a 6500 (quando il limitatore ne blocca l’impeto): sfruttando il launch control lo scatto è fulmineo e rende credibili i 4,5 secondi dichiarati nello «0- 100», come d’altronde lo sono i 258 km/h di velocità massima ufficiale. Agendo sulla levetta del Dna si può addolcire parecchio l’erogazione con il programma All Weather (indicato per i fondi sdrucciolevoli), o renderla più incisiva selezionando Natural e poi Dynamic. Agilità e precisione sono eccellenti, e il rollio quasi nullo (soprattutto con le sospensioni sportive: 1.200 euro).

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