L’augurio è che quantomeno non scelgano come modello la pista ciclabile di via Col Moschin, che nelle scorse settimane ha scatenato le proteste di Ciclobby e di tutti gli amanti delle due ruote per la presenza di quattro tombini trappola che sporgono pericolosamente nella corsia. Ma anche se tutto dovesse filare liscio, e non si dovessero più raggiungere le punte record di quasi mille euro al metro che verranno spesi per dotare viale Tunisia di due corsie riservate alle biciclette, i 40 milioni e 220 mila euro per piste e itinerari ciclabili inseriti dalla giunta Pisapia nel piano triennale (2013- 2015) delle opere pubbliche sono comunque destinati a far rizzare i capelli ai milanesi. Anche tenendo conto del fatto che alcuni interventi erano stati programmati da tempo, e che quelli previsti per il 2014 e 2015, che assorbono oltre 20 milioni di euro, potrebbero ancora essere rivisti al ribasso o posticipati, è difficile non pensare che con un taglio alla propria grandeur su due ruote la giunta Pisapia avrebbe potuto risparmiare ai milanesi uno dei tanti salassi a cui li hanno sottoposti negli ultimi mesi. Che poi a essere sacrificato sull’altare della spending review fosse la passerella ciclo pedonale da due milioni e mezzo di euro sopra il Naviglio, per collegare via Padova a via San Mamete, o quella da due milioni e 900 mila euro che verrà realizzata tra viale Sarca, viale Fulvio Testi e viale Barbera, poco importa. Tanto più che, come accaduto con il progetto di viale Tunisia, dove nelle prossime settimane dovrebbe partire l’intervento da un milione e 700 mila euro per la realizzazione di due corsie ciclabili da 900 metri ciascuna a pochi metri di distanza da quella già operativa (e poco utilizzata) sui Bastioni di Porta Venezia, a manifestare perplessità sui progetti sono spesso gli stessi residenti. Invece, non paga di aver già avviato negli ultimi due anni un piano da oltre 20 milioni di euro per la realizzazione di piste ciclabili, la giunta Pisapia ha deciso di rilanciare. E di alleggerire le già dissestate casse comunali di oltre 40 milioni di euro. Una decisione difficile da capire. Tanto più che metà di questa cifra, destinata a generici interventi per il miglioramento e ricucitura della rete ciclabile in diverse zone della città, è stata inserita tra le voci di spesa per il 2014 e 2015. Due anni che, a giudicare dalle previsioni presentate dall’assessore comunale al Bilancio, Francesca Balzani, promettono nuovi aumenti di tasse e tariffe per i milanesi. I quali avrebbero senza dubbio preferito scampare a un ennesimo rincaro del biglietto del tram o della Tares anziché spendere quasi un milione di euro al mese per qualche metro in più di una pista che verrà poi utilizzata solo da una ristretta minoranza di ciclisti. Una questione di equilibrio che l’amministrazione arancione sembra aver ancora una volta dimenticato. Con il risultato che mentre l’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran, potrà annunciare con soddisfazione la realizzazione di nuove corsie ciclabili destinate a fare la gioia di pochi cittadini, gli anziani si ritroveranno a dover pagare sempre di più per utilizzare l’autobus o la metropolitana. Gli aumenti degli abbonamenti Atm scattati a inizio mese rischiano infatti di essere accompagnati presto da un nuovo rincaro del biglietto per la corsa singola, il cui costo potrebbe essere portato a 1,70 euro. Una nuova brutta sorpresa in salsa arancione pronta ad abbattersi sui milanesi. A meno di non fare come nella Cina di Mao, e convertirsi tutti alla bicicletta.

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