Ascolti in caduta libera per La Vita in diretta. Il capo progetto Pietro Raschillà si dimette proprio nel giorno in cui la Rai chiarisce con un comunicato stampa la posizione di Daniel Toaff, il suo predecessore, nell’intricata vicenda del matrimonio di Valeria Marini. Che in Viale Mazzini qualche nostalgico rimpianga la vecchia guardia? Chissà. Potrebbe essere però troppo tardi per riarruolare i due silurati eccellenti – Toaff appunto e il fedele conduttore Marco Liorni – l’autore pare infatti sia sempre più vicino a La7 e Liorni potrebbe aver finito la pazienza. In tutto questo, Mediaset sorride e si compiace. La telenovela Il Segreto fa ascolti top nonostante lo slittamento di un’ora della messa in onda. Poi, Maria De Filippi e Barbara d’Urso sono le regine incontrastate del pomeriggio in tv. Non lo diciamo noi, ma i dati auditel: la conduzione targata Franco Di Mare e Paola Perego non sembra aver superato l’esame del pubblico e la media dello share non ce la fa ad andare oltre il 13 per cento. Un po’ pochino se si pensa che Pomeriggio Cinque fa più o meno il 17 tutti i giorni. Il confronto interno con i dati dell’anno scorso poi parla chiaro: la vecchia Vita in diretta – quella che il dg Luigi Gubitosi ha voluto rivoluzionare in termini di organico, struttura, studio e contenuti – faceva meglio della nuova edizione. Nel 2012 la percentuale era sempre intorno al 16-18 per cento, circa tre punti in più rispetto ad ora. Il campanello d’allarme era arrivato già il giorno del debutto. La prima puntata de La Vita in diretta aveva fatto solo il 12 per cento (l’anno scorso era il 17). Nonostante tutto, il direttore di Raiuno Giancarlo Leone si dice soddisfatto: «La nuova Vita in diretta è una scommessa ancora in fase di assestamento. Abbiamo in mente un programma diverso per qualità e stile. Il bilancio si farà a fine anno». Piena fiducia insomma da parte della rete ma non da parte dei telespettatori. Il problema potrebbe essere l’eccessiva ingessatura dei conduttori. Speriamo si sciolgano pian piano allora. Intanto però basta paragoni con i loro predecessori, d’altronde lo si sapeva già, hanno profili diversi.

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