Sempre sinistra la parola «ecatombe», ma stavolta non sa di azzardo. Il Comitas, associazione piccole e microimprese italiane, l’ha pronunciata con decisione ieri per descrivere l’aria che tira in queste strade. Dal 2011 ad oggi, infatti, sono scomparsi 74.500 negozi. Più semplicemente: 300mila posti di lavoro. Nello studio sul commercio al dettaglio si scopre così che nel 2011 in Italia si contavano «circa 757.000 piccoli esercizi commerciali, ma a fine 2012 il numero era drasticamente calato a 707.100». Insomma, in un solo anno 49.900 negozi hanno calato la saracinesca e non la rialzeranno più. Non va meglio in questo 2013, visto che il trend negativo non conosce davvero fine: nel primo semestre dell’anno ben 24.600 chiusure di piccoli negozi. E quando arriveremo al 31 dicembre, «gli esercizi commerciali che scompariranno sfioreranno addirittura quota 50.000». Da ciò si spiega l’affermazione ufficiale, tutt’altro che azzardata: «È una vera e propria ecatombe, ormai siamo al ritmo di 136 chiusure ogni giorno». Allarme Istat Nell’ecatombe, una precisa geografia merceologica: abbigliamento, bar, ristoranti e negozi specializzati in arredamento sono i comparti più colpiti. E va da sé che a soffrire di più sia il Sud, Sicilia in testa, per cui il Comitas ha creato un’altra espressione ad effetto: «Assistiamo a una desertificazione lungo le vie delle città». Ma, ben oltre negozi e saracinesche, la crisi sta bruciando persone. Una generazione intera: in 3 anni, infatti, è crollato di un milione il numero degli under 35 con un posto di lavoro (750 mila unità nella fascia tra i 25 ed i 34). Stavolta sono le tabelle dell’Istat a tradurre in numeri l’emergenza che toglie il futuro ai giovani nel momento in cui dovrebbero costruirlo. A proposito, nel secondo trimestre 2013 hanno lavorato appena 4,329 milioni di persone tra 24 e 35 anni contro i 5,089 milioni di tre anni prima. E il tasso di occupazione ha subito un crollo generale, dal 65,9 al 60,2 (era al 70,1% nella media 2007): ormai ci sono appena sei persone su dieci con un impiego nell’età attiva per eccellenza. «La fotografia di una situazione di immobilismo e di sfascio», ha detto allarmato il leader della Cisl, Raffaele, Bonanni. Un sollecito diretto al governo, proprio nel giorno in cui il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha difeso il pacchetto lavoro varato a fine giugno. E ha voluto regalare un annuncio: a breve pioveranno nuovi provvedimenti per fermare l’ecatombe.

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