Oggi è previsto un nuovo round nella Giunta per le elezioni e le immunità del Senato. La tregua di martedì notte è durata meno di 24 ore: i contendenti sono pronti a riprendere le armi e sfidarsi a colpi di regolamento. Il Pdl deciso ad approfondire e votare ogni singola nota preliminare sollevata dal relatore, Andrea Augello, Pd e Movimento Cinquestelle disposti ad andare a oltranza pur di schiacciare sul pedale dell’ac – celeratore e arrivare nel giro di una settimana alla cacciata di Silvio Berlusconi dal Parlamento. I toni dei grillini, del resto, non lasciano adito a dubbi. Semmai è dall’al – leato di governo che gli azzurri si aspettavano un atteggiamento differente, diciamo meno forcaiolo. Invece l’accelerazione è arrivata proprio dai nuovi falchi dem: Felice Casson e Paola Pezzopane che, giocando di sponda con i grillini della Giunta, hanno ottenuto un calendario dei lavori da Formula1. Quando ieri durante la seduta dell’ufficio di presidenza, il vicepresidente dell’organismo di Palazzo Madama, Giacomo Caliendo, ha chiesto di fare slittare il voto sulla relazione di Augello a fine mese, cioè tra circa 14 giorni, apriti cielo. Pd eM5S hannoreplicatoconpiglio da stakanovistiche per loro si poteva lavorare anche tutto il weekend pur di «arrivare al voto il più presto possibile». Mario Michele Giarrusso, il senatore capelluto che siede in Giunta (per distinguerlo da Vito Crimi) è andato giù duro: «Non si può continuare a perdere tempo dietro a un pregiudicato. Se si volesse si potrebbe andare avanti a oltranza e votare anche sabato». Il capogruppo del Pdl in Giunta, Nico D’Ascola, ha quindi provato a correggere il tiro con la proposta di votare venerdì prossimo, il 20 settembre, ma per il Pd è troppo tardi: puntano a chiudere il capitolo relazione Augello entro lunedì (al massimo martedì mattina). Comincia un braccio di ferro tra le parti, da venerdì 20 il Pdl propone il 19, ma niente da fare: l’accordo sul calendario salta per la differenza di un solo giorno. Caliendo, vedendo «l’irrigidimento» del Pd» anche sulla possibilità di votare 24 ore prima, protesta furibondo. Ma ancora più infuriato è il senatore Enrico Buemi, rappresentante del Psi, il quale ha abbandonato la riunione lasciandosi andare a uno sfogo che la dice lunga sul clima interno alla Giunta. «Non intendo partecipare a questo teatrino», ha attaccato il senatore, «voglio farmi un’idea sulla base di ciò che ascolterò, ma qui vedo che per tutti è già tutto deciso, al punto che qualcuno ipotizza anche la chiusura L’ASSEDIO I grillini insistono: «Il pregiudicato di Arcore va mandato via da Palazzo Madama». Per riuscirci vogliono lavorare anche nel weekend governo appeso a un filo della questione già lunedì prossimo. Io non ci sto e c’è chi si sta assumendo responsabilità di mettere a rischio la tenuta del governo ». E ancora: «Ci sono diktat che provengono dall’esterno, e non dal centrodestra, che rischiano di riportarci alla situazione di martedì. Lascerò delle memorie da far leggere ai miei nipoti che intitolerò “Come far cadere il governo che si sostiene”». La Pezzopane ha messo benzina sul fuoco («dichiarazioni kafkiane e ridicole»), il presidente della Giunta, Dario Stefàno (Sel), parlando con i cronisti ha detto che «il senatore Buemi è tra coloro che non vogliono forzare i tempi della decisione». E lui stesso, più tardi, se non si fosse capito l’andazzo imperante in Giunta, ha spiegato il significato delle sue parole. «I maggiori sostenitori del governo si stanno comportando comese volessero metterlo in difficoltà ». Insomma, che differenza c’è tra votare lunedì o giovedì? Meglio, per Buemi, avere a cuore le sorti del governo. Il caso delle pressioni da parte del Pd per agevolare la decadenza del leader Pdl apre di fatto nuove tensioni. Oggi alle 15, dunque, si procede con la discussione generale in merito alla proposta di Augello di convalida dell’elezione del senatore Berlusconi. Con i pidiellini propensi ad arrivare a metà ottobre, anche perché se la relazione di Augello sarà bocciata si deve procedere alla nomina di un nuovo relatore. Gli step sono da regolamento. E ogni membro della Giunta ha diritto a parlare 20 minuti, più 60 minuti finali per ogni gruppo: circa 15 ore dalla prossima seduta. A meno che, per la sinistra, debbano tacere tutti.

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