Umile tra gli umili, ancora una volta. Ieri Papa Francesco ha fatto visita al centro Astalli per i rifugiati, aRoma. È sceso dalla macchina, una berlina come tante, sorprendendo anche i fotografi. Niente scorta, solo il pontefice pronto a salutare con baci e abbracci una trentina di rifugiati, per lo più africani, che lo aspettavano fuori dal centro. Una volta entrato si è guardato intorno, ha benedetto il pancione di una giovane mamma e ha detto: «Molti di voi sono musulmani, di altre religioni; venite da vari Paesi, da situazioni diverse. Non dobbiamo avere paura delle differenze. La fraternità ci fa scoprire che sono una ricchezza, un dono per tutti. Così come la solidarietà, una parola che fa paura al mondo più sviluppato. Cercano di non dirla. Per loro è quasi una parolaccia ». Poi azzarda una proposta: usare i conventi chiusi per accogliere i rifugiati. «I conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo e i rifugiati sono la carne di Cristo. Il Signore chiama a vivere con generosità e coraggio l’accoglienza nei conventi vuoti. Certo non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio». Parole importanti che potrebbero avere presto un seguito. Intanto è arrivata la reazione (ovviamente su Facebook) del vicesegretario della Lega Nord Matteo Salvini: «Vabbè, ormai vanno di moda solo rifugiati e clandestini, dei disoccupati italiani chissenefrega. Per la Lega, cristianamente, prima la nostra gente».

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