Hanno sempre definito il loro amore una magia. Qualcosa che si sente e non si spiega. Che non dà garanzie sul domani, ma sai che c’è. Che lascia liberi e indipendenti, ma tiene uniti. Con un po’ di buona volontà, basterebbe questo per liquidare con «un point c’est tout!», punto e basta, la fine del matrimonio tra Monica Bellucci e Vincent Cassel, coppia glamour del cinema internazionale, accomunati, soprattutto all’inizio, dalla furibonda etica del lavoro di chi vuole far dimenticare le sue origini: quelle di modella, lei, quelle di figlio d’arte, lui (suo padre, Jean-Pierre, era considerato il Fred Astaire di Francia). Eppure è difficile credere al comunicato stampa che ieri ne annunciava la separazione e alle parole di conferma dell’attrice umbra sulla quale nessuno, più vent’anni fa, avrebbe scommesso. L’esordio, nel 1991 ne La riffa di Francesco Laudadio, era stato dimenticabile. Ma lei tirò dritto e ha poi lavorato con i registi di tutto il mondo: Francis Ford Coppola, Mel Gibson, Terry Gilliam, Spike Lee, Abbas Kiarostami, Larry e Andy Wachowski; per non parlare dei nostri Dini Risi, Marco Tullio Giordana, Paolo Virzì, Giuseppe Tornatore. «Sì, Vincent e io ci separiamo. Le nostre rispettive vite ci hanno allontanato, ma l’amore ci sarà sempre e ci saremo sempre l’uno per l’altra ». Laconica e rispettosa, Monica Bellucci al settimanale Chi ha ammesso quello che aveva anticipato sabato il magazine francese Closer. Anche l’ufficio stampa dell’attore ha fatto sapere che i due si lasciano di comune accordo. Peccato. Perché avevano sfatato il luogo comune che un matrimonio nato sul set non possa durare (galeotto fu L’appartamento, nel 1996). E che in definitiva si può continuare a fare film insieme (nove in tutto), insomma essere una coppia in casa e anche al cinema. Marito e moglie, ma anche famiglia: nel 2004 è nata Deva e nel 2010 Léonie. «Stiamo in due mondi diversi e spesso non condividiamo niente e non stiamo insieme tutto il tempo: i suoi amici sono suoi, i miei sono un’altra cosa. Questo è il nostro segreto », aveva raccontato Monica qualche mese fa a Vanity Fair Spagna. E Vincent Cassel, a Io Donna: «Essere circondato da tre donne mi fa progredire come essere umano». Ironici abbastanza da non prendersi troppo sul serio: «Il mio è un lavoro che possono fare anche i bambini», cit. Bellucci; «Se fossi povero e sconosciuto sarei molto meno seducente. Il cinema deve avere un potere afrodisiaco: prima di diventare un po’ famoso, non mi si filava nessuno», cit. Cassel. Pazzi abbastanza da accettare di girare insieme una pellicola difficile come Irréversible, con la lunghissima scena dello stupro di cui lei era vittima. Uniti, e non è difficile capirlo, da una grandissima passione reciproca. Diceva lui: «Non scegli di chi innamorarti: l’incontro giusto è chimica pura, è magia». E lei: «Vincent e io siamo completamente indipendenti, nessuno dei due ha bisogno dell’altro in senso pratico né contiamo da quanto stiamo insieme. Probabilmente, senza dirci nulla, ci scegliamo ogni giorno». Vincent le fece la proposta di matrimonio in autostrada, porgendole il pacchetto con l’anello. Da qualche mese avevano scoperto il Brasile, dove si erano trasferiti con le bambine, compatibilmente con gli impegni di lavoro. Sempre complici, anche adesso, nella gestione della separazione. Si erano sposati a Montecarlo il 3 agosto 1999. Per Monica era il secondo sì. Il primo matrimonio, nel 1990, con il fotografo Claudio Basso, durò un anno. Con Vincent è durato quattordici. Punto e basta.

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