Il marchio di Tevez, attivato da un raffinatissimo gioco di squadra con Vidal e Pogba (gol di Conte, dunque), imprime subito velocità alla Juventus, che quest’anno avrà pure qualche trabocchetto nella fase iniziale del campionato, ma intanto si trova già tre punti sopra il Milan. L’annotazione è importante perché nel girone di ritorno del torneo scorso la squadra di Allegri, risorta dopo un autunno da tregenda e forte dell’arrivo di Balotelli, fu capace di marciare praticamente allo stesso ritmo di quella di Conte (un solo punto in meno), proponendosi come futura sfidante. La considerazione nasceva anche dalla situazione di mercato ideale comune alle due grandi: in entrambi i casi il reparto sul quale intervenire per migliorare era evidente. Napoli e Fiorentina dovevano cedere le loro stelle e poi reinventarsi, l’Inter era finita così male da non sapere dove mettere prima le mani. Se vogliamo salire al piano europeo, era nei guai persino il Bayern, talmente perfetto con Heynckes da non sapere come adeguarsi all’arrivo di Guardiola. Juve e Milan no. La Juve era consapevole di essere tornata ai vertici grazie a un’ottima difesa e soprattutto a un centrocampo da favola, e dunque l’ulteriore salto di qualità passava per l’acquisto di un paio di attaccanti superiori a quelli in rosa; viceversa il Milan, resuscitato dopo una partenzachoc dai gol di El Shaarawy prima e Balotelli poi, non poteva non sapere che il passo successivo riguardava la difesa, in special modo la zona centrale. La prima partita del nuovo campionato non ha fatto altro che confermare i pensieri di maggio. Aggiungendo un velenoso pirata come Tevez alla sua prima linea, la Juve ha trovato subito nuovi gol e una seconda punta capace di segnare e aprire spazi, col movimento e non col fisico. Alle prese con un budget non esattamente da sceicco, Marotta ha investito seguendo la logica, e già al primo match la Juve ha fatto tre punti dove l’anno scorso ne avrebbe probabilmente preso uno, vista la fiera opposizione della Samp. Anche al Milan le cose sono andate in ossequio alle previsioni di maggio, con la differenza che Galliani per motivi che francamente ci sfuggono visto che la sua competenza non è in discussione non ha ritenuto di intervenire sul ventre molle della sua squadra. Il Milan ieri camminava, e da Balotelli in giù nessun giocatore e tanto meno nessun reparto può dirsi esente da colpe (per non parlare degli enormi meriti del Verona); ma il modo in cui Luca Toni, che resta un campione del mondo ma ha pur sempre 36 anni, ha banchettato sulle teste dei centrali rossoneri ci costringe a gridare «il re è nudo» come nella famosa favola. Il Milan continua a inseguire trequartisti e attaccanti senza degnare di uno sguardo i difensori. Dove una volta c’erano Inzaghi e Shevchenko venne Ibra, e poco dopo il suo addio è arrivato Balotelli: ci può stare. Ma quello che fu il regno di Baresi e Maldini, passando poi sulle spalle di Nesta e Thiago Silva, viene oggi governato da Zapata e Mexes. Come lo miglioriamo quel reparto? Con Honda?

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