Il ragazzino di 36 anni è allegro e sfrontato, però in modo simpatico. «I due gol sono per mia moglie Marta e mia figlia Bianca, il terzo non l’ho fatto perché non avrei saputo a chi dedicarlo. Il Milan mi porta bene. Anche con la Fiorentina ho segnato tanto, e poi queste sono reti importanti perché hanno portato una grande vittoria. Prima della partita c’era un po’ di tensione, perché sapevamo di affrontare una grande squadra. A che punto è il Milan? Direi che è una squadra che ha delle potenzialità, forse erano anche un po’ stanchi perché avevano giocato a Eindhoven. E poi non scordiamoci che il mercato è ancora aperto, e qualcuno secondo me arriverà. È presto per dare giudizi sul valore di questa squadra». Garbo per il Milan e per Balotelli, che ha passato una brutta giornata: «Secondo me può diventare uno dei più forti del mondo, ha già fatto tante cose e crescerà ancora. È giovane». Tuoni e fulmini fuori dallo stadio, ma per Toni c’è soltanto il sole: un esordio così non se lo sarebbe aspettato neppure lui, pur sentendosi, precisa, come ai tempi migliori. Gruppo «Con questi ragazzi intorno sto proprio bene. Siamo appena all’inizio, ma mi diverto e questo è fondamentale. Fortunatamente ho guadagnato tanti soldi nella mia vita, e gioco ancora soltanto perché amo il calcio. Mi piace allenarmi, mi piace faticare, mi piace sacrificarmi. E finché sarà così andrò avanti a giocare». Per i giovani del Verona, Toni sta facendo il fratello maggiore più che il maestro. «I consigli li do e li ricevo. Contro il Milan abbiamo giocato una grande partita perché siamo riusciti anche a reagire bene al loro gol. L’ambiente è bello, il gruppo è positivo, compatto. C’è un entusiasmo incredibile in città e dobbiamo sfruttarlo per fare dei buoni risultati e arrivare alla salvezza prima possibile». Derby Meglio di così, il gruppo Verona non poteva partire. Alla fine della partita c’è stato un lungo abbraccio fra Montolivo e il tecnico Mandorlini, che lo ha lanciato dalle giovanili dell’Atalanta. Ma Mandorlini è soprattutto interista e questo successo sul Milan per lui è per forza un po’ speciale. «Questa è una squadra che ha carattere, per noi la vittoria è un regalo. Il pubblico è stato grande, ha dato una bella prova di maturità». Ma il più grande è stato Toni, subito in gol, cosa che però non ha stupito il suo allenatore. «Ha sempre dimostrato il suo valore, per noi è un giocatore determinante. Ho fatto una scommessa, di ritrovarlo in nazionale in tempo per il Mondiale ». Presto per dirlo? Forse. Intanto Toni scherza quando gli chiedono se racconterà alla figlia appena nata di essere il capocannoniere della serie. «Ora capisce un po’ poco, fra qualche tempo proverò a dirglielo e vediamo come risponde». Intanto può snocciolare i numeri che riassumono un grande passato: sette gol al Milan, 111 in serie A in 250 presenze, 41 di testa, ora insegue il record di Bierhoff (44). E il passato a volte può anche ritornare. Per ora, Toni è tornato. Ma era mai stato via?

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