stefano-de-martino-e-belen-foto-3Bisognerebbe domandarsi con l’ultimo barlume di lucidità, illuminati da quel neon del camerino che farebbe sembrare Irina Shayk una culona inchiavabile (cit), «com’è il costume?». Perché la cellulite una se la ritrova addosso contro la sua volontà, certi costumi una se li mette addosso di sua volontà. E qui sta il mistero. Qui c’è da farsi delle domande sul perché le donne decidano consapevolmente di fidarsi della moda, delle fashion blogger, dei redazionali mare e di caporedattrici psicolabili anziché della figura riflessa sullo specchio. Partiamo dal trend del momento: i costumi a fascia. Dopo anni in cui i migliori architetti e ingegneri edili hanno abbandonato cantieri a Dubai per aiutare l’in – dustria dell’intimo a progettare reggiseni in grado di ignorare la forza di gravità e catapultare le tette nel senso opposto, verso l’infi – nito e oltre, dopo anni di dittatura del ferretto e di push up in grado di raccogliere tette a orecchie di cocker e di sollevarle fin sotto al mento, ora è arrivato qualcuno a decidere che possiamo buttare nel cesso anche le spalline. Che va il reggiseno a fascia. Che per la cronaca è il reggiseno che tua madre ti compra a tredici anni quando le tue tette non sono più il tagliere da cucina ma neppure qualcosa di più voluminoso di due capsule Nespresso, per cui serve a coprire, non a sostenere. Ecco. Ora lamoda vuole che donne di 40 anni si mettano quel due pezzi lì. Peccato che il costume a fascia stia una chiavica a tutte. Se non hai le tette fa l’effetto benda per giocare a pignatta, se hai le tette cammini e ballano che neanche in gommone quando passanole onde della Tirrenia in uscita dal porto, se hai le tette e non stanno su attratte dalla gravità lunare, la fascia te le fa precipitare ad altezza ombelico, se hai le tette finte alla Satta te le schiaccia e rende palese che stanno su non grazie ai 50 euro del bikini ma ai 5000 del chirurgo. Se poi hai le tette non troppo grandi, non troppo piccole, ferme, immobili, non rifatte e la fascia ti sta bene, sei gentilmente invitata ad andare in in montagna e non creare complessi in giro, che già è un mondo abbastanza difficile. A queste considerazioni vanno aggiunte altre due note. La prima è che i tessuti dei costumi a fascia sono spesso elastici e tutte grinze come le fascette antisudore anni ’80. In poche parole: orridi. La seconda è che per ragioni del tutto insondabili, qualcuno ha deciso che se hai il reggiseno a fascia puoi permetterti di non mettere un pezzo sotto coordinato. Come a dire: il sopra fa talmente schifo che non ha trovato un sotto con la voglia di accoppiarsi. Il risultato è che una trascorre una vita a porsi il problema di non mettere l’intimo spaiato neppure per andare a comprare l’ammorbidente con lo spauracchio di finire sotto una macchina e trovarsi al pronto soccorso col medico che le cuce la pancia commentando con la caposala il reggiseno fucsia su mutanda senape, e ora si è arrivati al punto che si va al mare come se si stesse prendendo il sole in terrazzo. E poi diciamolo, è una beffa: per trent’anni si sono rifiutati di venderci ilsopradi una tagliaeil sotto di un’altra e ora ci vendono addirittura il sopra di un modello e il sotto di un altro spacciandoli per una scelta trendy. Ma l’orrore non finisce qui, perché quest’anno qualcuno ci ha convinte che un altro pezzo forte di stagione siano le frange. Magari abbinate al costume a fascia e a un’abbronzatura feroce che fanno molto Calamity Jane versione Youporn. E poi c’è la mania del giallo. Tutte arciconvinte che il costume giallo doni molto, per cui si passa dalla tipa che non si abbronzerebbe neppure se il buco dell’ozono avesse il diametro delle chiappe di Jennifer Lopez e col bikini limone sta una ciofeca, alla tipa che invece va nello stesso solarium di Roberto Carlino da gennaio a dicembre e col bikini giallo fa molto strip poker. Fissiamo un punto: il giallo sta male pure al bassotto di Striscia la notiziae non se ne parli più. Infine, direi che ci sono abitudini, in fatto di costumi, che non sono tipiche di quest’estate ma ahimè, nonmuoiono mai, per cui ne approfitto per chiarire qualche punto in via definitiva. Il triangolo è bellissimo ma va evitato sulle tette rifatte da chirurghi che impiantano le palle di vetro della zingara di Campo de fiori anziché protesi in silicone, altrimenti l’effetto è agghiacciante. Tutto quello che è leopardato, zebrato, tigrato va evitato dai 40 in su, altrimenti si rischia l’effetto «cougar stupra-bagnini quando il marito va a fare il sonnellino dopo pranzo». Gli slip coi laccetti fanno teenager ma se quando eravate teenager voi si andava ancora al mare con l’ombrellino e la cuffia di plastica non è il caso. Lo slip brasiliano non fa di voi una brasilianadi 18 anni, quindi se le vostre chiappe non sono quelle di Gisele, optate per lo slip tedesco: ovvero quello messo dalla Merkel alle Terme a Ischia. I bikini dorati e argentati vanno usati con prudenza e solo nel caso siate le finaliste di Miss Bodybuilding. Il trikini sì, ma a meno che non vogliate sembrare un tronco di ciliegio, evitatelo se non avete fianchi. Detto ciò, se appartenete a quella categoria di donne che mettono le minigonne pure se hanno la 52, le ballerine con le caviglie di Cassano, i top alla Flashdance da cui spuntano maniglie dell’amore per il doppio Mc bacon e topless e perizoma al mare pure se hanno le chiappe così basse da tracciare la pista per le biglie ogni volta che vanno a fare il bagno, beh, io vi stimo. Per audacia, autostima, menefreghismo. Tanto la verità è che ormai, pure se in costume sei una dea, l’uomo medio manco ti vede. Nella migliore delle ipotesi è sul lettino a guardare gli autoscatti- cosce-almare delle sue amiche su Faceboook. Oggi, se Ursula Andress uscisse dall’acqua col suo celebre bikini bianco, potrebbe aspirare a 15 like al massimo (anche perché forse, avrebbe un costume a fascia).

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