Wolverine-LimmortaleGli incassi, per ora, sono stati solo buoni. Negli Stati Uniti ha guadagnato 55 milioni di dollari all’esordio sul grande schermo nel primo weekend, mentre in Italia 1,5 milioni di euro in quattro giorni, comunque sufficienti a dare respiro a un box office esangue (+40% rispetto alla stessa settimana del 2012). In entrambi i casi ha subito ottenuto la testa della classifica e l’impressione è che il nuovo Wolverine L’immortale, al di là dell’uscita in periodo estivo, possa essere una specie di «diesel». Come il protagonista Hugh Jackman, che parte mogio e senza stimoli, e poi si scatena tra lotte e nuove conquiste. Alle sfide è abituato anche il regista, James Mangold, che ha spaziato dalla commedia romantica al western fino al thriller, toccando l’apice con commedie intense e da Oscar (Ragazze Interrotte e Quando l’amore brucia l’anima). Mangold, che abbiamo incontrato a Londra, in occasione della prima europea ametà luglio, adesso è alle prese con poteri e grandi combattimenti ambientati Giappone.

Come è stato debuttare nel mondo dei supereroi? «Ho cercato di portare un personaggio nuovo. Più umano, problematico. Alle prese con la maledizione dell’immortalità. Non volevo creare un bel prodotto, volevo fare un bel film. Lasciare la mia firmae la mia intensità».

Un rischio… «Beh, anche quando ho scelto Joaquin Phoenix per interpretare Jonny Cash in Quando l’amore brucia l’anima molti hanno storto il naso, ma è andata bene. Credo che il pubblico possa rimanere sorpreso di quanto sia realistico questo film e di come ci si possa perdere in questo mondo fatto di azione, dramma e con al centro una grande storia d’amore ».

Si è trovato a suo agio? «Dirigere una grande produzione è come essere a capo di un governo, bisogna avere una visione di insieme. Durante i combattimenti devi posizionare la macchina da presa al posto giusto per essere verosimile e basta un dettaglio, perfino un elicottero, a sbilanciare una scena».

Cosa la colpisce in un attore? «La sua capacità di esprimere i pensieri con lo sguardo. Tao Okamoto, che in questo film veste i panni di Mariko, la donna che è attratta da Logan (Jackman) ne è un esempio. C’è una scena in cui tutti i suoi travagli interiori vengono fuori e lei non dice una parola».

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