Un terribile boato, il fumo che sembra un fungo atomico, fiamme alte ed esplosioni in serie. Sono i fotogrammi della tragedia avvenuta ieri mattina a Villa Cipressi di Città Sant’Angelo, nel pescarese, dove la fabbrica di fuochi d’artificio “Pirotecnica abruzzese”, di Mauro di Giacomo, è saltata in aria, causando la morte del figlio del titolare, Alessio, di 22 anni. Il padre risulta disperso, insieme con altri due parenti, il fratello Federico e il nipote Roberto. Nonostante i loro corpi non siano stati ancora estratti dalle macerie le speranze di ritrovarli vivi sono ormai svanite. «Sonodeceduti», dicono gli inquirenti. E le ricerche sono state sospese per una questione di sicurezza, visto il rischio di nuove esplosioni dovuto a cariche di fuochi stipate in bunker interrati e al pericolo per i soccorritori. Quattro vigili del fuoco, infatti, sono rimasti feriti nel secondo scoppio avvenuto mentre erano impegnati nelle operazioni di soccorso. Uno di loro, investito dalla deflagrazione, ha riportato traumi gravi ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Altre tre persone sono rimaste contuse, mentre un’altra è grave in ospedale. Si è miracolosamente salvata Gilda Tauro, la 92enne decana della famiglia, che si trovava nell’abitazione vicina alla fabbrica e che non si sarebbe neppure accorta del crollo. L’an – ziana è stata estratta illesa dalle macerie e ricoverata nel reparto di Geriatria dell’ospedale San Massimo Penne, dove i medici le hanno riscontrato un forte stato d’ansia. Ci vorranno giorni prima che gli investigatori riescano ad accertare le cause dell’esplosione, ma la ricostruzione della tragedia è ormai certa. Erano intorno alle 10.30 quando la polveriera è esplosa. Un boato fortissimo, che è stato percepito anche a 20 chilometri di distanza e ha scatenato il panico tra gli abitanti, che credevano fosse un terremoto. Il palazzo dell’azienda pirotecnica è crollato e, insieme a quello, sono sprofondate anche alcune abitazioni vicine. Mezza collina è stata rasa al suolo, nella terra sono comparsi i crateri e pezzi di cemento sono stati sbalzati dappertutto. Le fiamme che hanno avvolto la fabbrica, e che hanno liberato una colonna di fumo simile a un fungo atomico, si sono propagate a campi, sterpaglie e alberi circostanti. «È qualcosa di indescrivibile, l’intera area di Villa Cipressi è stata distrutta, sembra di stare in Libano», ha commentato il sindaco, Gabriele Florindi. «Questa è una tragedia per la comunità», ha aggiunto, parlando di «una scena apocalittica, mai vista in vita mia. Ci sono danni enormi, provocati da pezzi di cemento che sono volati come meteoriti fino a seicento metri dal luogo dell’esplosione, danneggiando edifici. Il boato si è sentito fino a Pescara». E Alessio, che era scampato allo scoppio, è accorso, preoccupato per le sorti del padre e dei suoi parenti. «Stava scendendo verso la fabbrica dopo la prima esplosione», ha raccontato il responsabile del 118, Emanuele Cherubini, «e nonostante gli avessi detto di non passare di lì è stato colto in pieno dalla seconda deflagrazione». È morto così, dilaniato. Salvo per caso, invece, Adriano, fratello del titolare, che non era al lavoro perché doveva fare una visita medica. Non si capacita del motivo della tragedia: «Mauro si stava preparando perché doveva andare a Chieti, stava lavorando sulle “bombe” già chiuse», ha detto in lacrime. La Procura di Pescara, intanto, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disastro.

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