«Siamo umani, siamo umani. Spero non ci siano morti perchéli avrei tutti sulla coscienza». Il grido disperato di Francisco José Garzón Amo, il macchinista del treno della linea Madrid-Ferrol, riempie l’altoparlante della centrale operativa di Santiago di Compostela (Galizia) nel Nord- Ovest della penisola iberica. Pochi attimi prima si è consumato l’inci – dente ferroviario più grave degli ultimi quarant’anni della Spagna: una strage con 80 morti, 178 feriti, di cui 36 in gravi condizioni (compresi 4 bambini) e un convoglio di dieci vagoni della Renfe accartocciato, carbonizzato e smembrato. Tutto si è consumato in pochi minuti. Mercoledì alle 20.42 il treno Alvia con 218 passeggeri a bordo, partito dalla stazione madrilena di Chamartín e diretto a Ferrol, 4 km prima dalla stazione di Santiago di Compostela, uscendo da una galleria e poco prima di una biforcazione, ha affrontato a oltre 190 km/h una curva molto stretta, deragliando rovinosamente. IL DERAGLIAMENTO L’impatto contro il muro di contenimento è stato tremendo e nello schianto, i vagoni si sono sollevati uno sopra l’altro: una vettura centrale è stata sbalzata a 5 metri d’altezza oltrepassando la barriera di cemento armato del viadotto e schiantandosi nella strada attigua ai binari. Molti testimoni delle case limitrofe hanno riferito di una violenta esplosione, simile a una bomba, poi hanno visto fiamme e fumo alzarsi dalla locomotiva di testa e dai primi vagoni. Sono stati loro a dare l’allarme e a prestare i primi soccorsi agli intrappolati nei vagoni, rompendo con ogni oggetto disponibile i finestrini per salvare i passeggeri intrappolati e minacciati dal fuoco. «Sembravadi essere in un girone dell’inferno», ha riferito Alberto Núñez Feijóo, presidente della Xunta, il Governo galiziano, giunnuto immediatamente sul posto, mentre nove squadre di vigili del fuoco estraevano dalle lamiere decine di cadaveri carbonizzati e maciullati e dodici ambulanze prestavano soccorso ai feriti. «COME UNA BOMBA» Decinedi corpisenzavita ai lati del convoglio, tra valigie e vestiti sparsi lungo i binari; alcuni corpi carbonizzati, sono stati recuperati a tarda notte, con un grande sforzo di mezzi e uomini. Dato l’alto numero di vittime e feriti, sono arrivate altre ambulanze dalle province di Vigo e A Coruña, mentre anche la Cantabria e il confinante Portogallo hanno inviato ambulanze. La più grande arena sportiva di Santiago di Compostela è stata trasformata in un obitorio temporaneo per raccogliere le numerose vittime. Sul treno viaggiavano molti pellegrini, spagnoli in maggioranza, ma anche inglesi e tedeschi, tra cui parecchi bambini, esclusa al momento la presenza di italiani. Tutti erano diretti a Santiago, per la festa di San Giacomo, il santo protettore della Galizia e massima celebrazione religiosa della regione. Molti avrebbero voluto affrontare il famoso Camino di Santiago, partendo proprio da Ferrol o dalla capitale galiziana, ma sono andati in contro alla morte in un tragico epilogo. INDAGATO Al momento è indagato il macchinista Francisco José Garzón Amo, 52 anni, che nella registrazione con la sede operativa poco prima dello schianto si vantava di andare talmente veloce da sfuggire alla polizia. L’uomo – in stato di fermo in ospedale e che oggi potrebbe già essere incriminato – è uno dei due macchinisti del treno chenon appartenevaalla flotta dell’Alta velocità (Ave), ma era un convoglio ibrido con il permesso di viaggiare sulla linea dei supertreni, limitato però a una velocità massima di 250 km/h. In particolare nel tratto della curva, chiamato A Grandeira, la velocità consentita era di 80 km/h con un sistema computerizzato di decelerazione. Ora le autorità stanno cercando di comprendere perché il treno viaggiasse in quel tratto al doppio della velocità consentita: ci si chiede se la tragedia sia dipesa da un difetto all’impianto frenante o dal sistema di sicurezza automatico della linea che diminuisce la velocità dei treni, ma non si esclude che la responsabilità sia totalmente da attribuire a un errore del conducente. Il treno aveva accumulato 5 minuti di ritardo, una bazzecola, ma troppo per i nuovi standard dei supertreni spagnoli. Sembra che il convoglio, dopo un tratto rettilineo di 100 km, abbia acquistato con un dislivello, una velocità superiore deragliando contro il muro del viadotto. Sarà la scatola nera del convoglio a fornire le verità sull’accadu – to con la registrazione della breve conversazione tra il macchinista e la centrale operativa della stazione di Santiago. Intanto il governo della Galizia ha dichiarato 7 giorni di lutto, mentre in Spagna le giornate nazionali saranno tre.

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