Sulla carta, i vantaggi del mercato non si discutono. Più concorrenza significa maggiore efficienza, prezzi competitivi e, soprattutto libertà di scelta per il consumatore. Non tutte le ciambelle, però, vengono col buco. E in Italia quando si parla di liberalizzazioni il fenomeno si verifica con una certa frequenza. È il caso dell’energia elettrica, dove i benefici dell’abolizione dei monopoli stentano ancora a decollare. Eppure, di anni ne sono passati. Per il gas i clienti italiani hanno la possibilità di scegliere liberamente il proprio fornitore addirittura dal primo gennaio 2003. Qualche anno dopo, nel 2007, la stessa possibilità è stata offerta anche per l’energia elettrica. Attualmente nel settore del gas su un totale di 21 milioni di clienti oltre 17 milioni sono rimasti nel mercato tutelato con le tariffe stabilite dal regolatore (di cui 16,3 milioni di utenti domestici), mentre 3,8 milioni hanno scelto il mercato libero (di cui 3 milioni di utenti domestici). Nell’elettricità, invece, su 36,6 milioni di clienti 27,8 milioni sono ancora allacciati al servizio di maggior tutela (di cui 23,1 milioni di utenti domestici), mentre 8,6 milioni sono passati alle tariffe libere (di cui 5,7 milioni di utenti domestici). Malgrado gli anni e la pioggia di proposte commerciali che ha sommerso i consumatori, però, i risultati sul fronte dei prezzi ancora non sono così evidenti. Anzi. Lo sono così poco che nel luglio dello scorso anno l’Auto – rità per l’energia e il gas ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva sul mercato libero e sulle condizioni di vendita al dettaglio allo scopo di «verificare l’effettiva esistenza di un più alto livello di prezzi nel mercato libero e di identificarne le cause sottostanti». I risultati dei controlli ancora non sono noti, ma stando alle ultime rilevazioni diffuse dall’authority il problema sembra tutt’altro che risolto. I numeri snocciolati dal presidente Guido Bortoni in occasione della relazione annuale presentata lo scorso giugno parlano chiaro. Sulla base di dati ancora provvisori raccolti dall’Autorità, nel 2012 il prezzo medio per l’approvvigiona – mento di energia elettrica è risultato di 113,06 euro per MWh. Ebbene, quello del servizio di maggior tutela si è invece attestato sui 107,93 euro. Come è possibile? L’authority ipotizza che alla base del fenomeno ci sia principalmente una scarsa consapevolezza dei consumatori. Ma è pronta anche ad ammettere che il confronto potrebbe non essere sempre così semplice e scientifico. «Vale la pena rilevare», si legge nella relazione annuale, «che le offerte sul mercato libero sono articolate e comprendono spesso servizi accessori (per esempio, polizze assicurative o strumenti per l’efficienza energetica) e/o sono caratterizzate da strutture di prezzo, come quelle a prezzo fisso, che comportano meccanismi di aggiornamento dei prezzi relativi all’approvigiona – mento diversi da quello della maggior tutela, che avviene con cadenza trimestrale».  Light, Tutto compreso, Sconto facile, Free, Più verde, Zero pensieri. Hanno nomi suggestivi e accattivanti le tariffe offerte dagli operatori sul mercato libero. E in molti casi non deludono le aspettative. Secondo le valutazioni di Nomisma Energia «grazie a una variegata serie di tipologie contrattuali» è possibile risparmiare fino a 150 euro l’anno. La tavola su cui scegliere, in effetti, è abbondantemente imbandita. Sul mercato libero operano più di 250 società per la fornitura di elettricità e quasi trecento per il gas. La concorrenza serrata per accaparrarsi il cliente, però, non sempre favorisce il consumatore. Al di là delle aziende che mettono in atto pratiche commerciali scorrette estorcendo con l’inganno firme, assensi e liberatorie, di cui si occupano le associazioni dei consumatori e gli uffici dell’au – torità per l’energia che vigilano sulla trasparenza e la serietà delle compagnie, orientarsi tra le mille offerte non è facile. E se, attraverso un’attenta ed oculata selezione dei contratti, si può guadagnare, il rischio di perderci è tutt’altro che peregrino. Dai buoni sconto ai prezzi bloccati, dalle polizze sulla casa alle tariffe indicizzate, dai prezzi orari ai i ribassi nel fine settimana. Sul mercato c’è tutto e il contrario di tutto e i costi oscillano in maniera incredibile. Tra l’offerta sul gas più costosa e quella meno cara, spiega Nomisma Energia, c’è un differenziale del 22%. Mentre per l’elettricità la forbice arriva al 31%.Ed è qui che si annida la trappola per chi sceglie di lasciare il servizio di maggior tutela con le tariffe regolamentate dall’autorità per l’energia. Dal confronto sulle varie opzioni effettuato da Nomisma Energia, infatti, emerge che su un totale di 28 offerte per l’energia elettrica 14 sono più vantaggiose, ma altre sono ben più costose, con maggiori oneri o minori costi che, per unafamigliamediavanno dai40ai60euro l’anno. Stesso discorso per il gas, dove l’asticella guadagni/perdite può ballare fino a 100 euro. In questo caso su 23 offerte, 16 risultano più economiche di quella regolamentata, le altre sono più care. Pernon caderein trappola,purtroppo, nonbasta affidarsi alla serietà dellacompagnia. Le stesse società, infatti, propongono un ventaglio di offerte che si piazzanosia al di sopra sia al di sotto delle tariffe amministrate. L’unica strada è quella di perdere un po’ di tempo a confrontare i contratti, magari con l’ausilio del comparatore Trova Offerte che si può trovare sul sito dell’authority (www.aeeg.it). Per quantoriguarda il contratto, il consiglioè quello di valutare attentamente non solo il prezzo finale del servizio, ma anche tutte le possibili voci di spesa, anche future, o gli eventuali extra contenuti nell’offer – ta. Dopodiché, sarà fondamentale, individuare, con il maggior grado di accuratezza possibile, il livello dei propriconsumi per stabilire il profilo cliente. Se, alla fine, il servizio non sarà soddisfacente sia sotto il profilo dell’assistenza sia sotto quello economico, si può sempre fare marcia indietro e tornare alle tariffe amministrate. L’unico accorgimento, a questo proposito, è quello di segnarsi da qualche parte il nome del vecchio fornitore locale. Sarà a lui, infatti, che bisognerà inviare la richiesta per uscire dal mercato libero e rientrare in quello tutelato. S.IAC. Resta il fatto che il prezzo medio calcolato sulle stesse componenti è indubitabilmente più alto. Pur tenendo conto di tutti i possibili discostamenti dovuti alla difficoltà della rilevazioni, che potrebbero modificare un po’ i risultati, la sostanza sembra chiara: complessivamente sul mercato delle forniture di energia elettrica la scelta del mercato libero non ha portato vantaggi significativi sulle bollette dei consumatori. Anche sul gas la musica cambia poco. La media sembrerebbe, questa volta, dar ragione alla concorrenza. I clienti del servizio tutelato, infatti, nel 2012 hanno pagato in media 57,68 centesimi a metro cubo. Mentre quelli che hanno scelto il mercato libero si sarebbero limitati a sborsare 40,69 centesimi. Non solo. Il differenziale (17 centesimi) è addirittura aumentato, di circa 1,5 centesimi, rispetto allo scarto registrato dall’autorità l’anno precedente. Il problema, come si legge nella relazione annuale, è che «il differenziale risente della ripartizione dei volumi di vendita all’interno di ciascuno dei due mercati tra le diverse classi di consumo». E nel gas la tipologia di cliente si fa sentire molto sul prezzo finale. Le aziende che sono, ad esempio, allacciate direttamente alla rete di trasporto non pagano le componenti di distribuzione e stoccaggio. Ma anche gli altri grandi consumatori usufruiscono comunque di un sistema di prezzi più flessibile che segue l’andamento dei mercati internazionali e di riduzioni dei costi fissi unitari previsti per gli elevati volumi che possono consentire forme sensibili di risparmio. Il risultato è che all’interno di quel costo medio che sembra favorire il mercato libero ci sono realtà ben diverse. Per e
ssere chiari, se al di sopra dei 50mila metri cubi di consumo all’anno la concorrenza batte sempre le tariffe regolate, al di sotto di tale soglia (la maggior parte degli utenti domestici è al di sotto dei 5mila metri cubi) il rapporto si ribalta. Per i clienti che consumano meno di 5mila metri cubi il prezzo del servizio di tutela è di 60,09 centesimi, mentre quello del mercato è di 61,80. E per chi consuma tra 5mila e 50mila metri cubi l’anno le cifre sono rispettivamente 48,21 e 51,57. Chi con il mercato ci perde sempre, e sarebbe curioso sapere perché, sono i condomini, che in tutte le classi di consumo pagano tariffe più basse con il servizio di tutela.

Cosa ne pensi? Lascia un commento