pesto-botulino-genovaSabato il Ministero della Salute aveva lanciato l’allarme per una partita di pesto con probabili tracce di botulino. La ditta genovese che produce la salsa al basilico aveva provveduto a ritirare i vasetti incriminati, ma, nonostante questo, a Genova ci sono stati primi intossicati. Una trentina le persone ricoverate nei pronto soccorso dei tre ospedali cittadini, la maggior parte dei quali subito dimessi. Ma sono stati centinaia i genovesi che si sono precipitati per i controlli, denunciando dei disturbi o anche solo per precauzione. Al Galliera c’è stato il maggior numero di ricoveri. Il direttore del pronto soccorso, Paolo Cremonesi, ha spiegato: «Alcuni dei pazienti hanno problemi come diarrea e vomito, altri disturbi neurologici come stanchezza e mal di testa». Tutte le strutture sanitarie della Regione Liguria sono state attivate. «Stiamo seguendo con la massima attenzione questo possibile rischio botulino emerso dalle procedure di autocontrollo su una partita di pesto», ha spiegato l’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo. «Le procedure—ha continuato — sono state eseguite dalla stessa ditta produttrice Bruzzone e Ferrari di GenovaPrà che ha provveduto, insieme con gli operatori sanitari, a ritirare subito il prodotto dal mercato che appartiene al lotto 13 G03 con scadenza 9 agosto 2013». I controlli del Nas si sono spostati anche in Piemonte. Le verifiche Nessun caso di avvelenamento è emerso fino a ieri sera. «Stiamo facendo tutte le verifiche necessarie», ha aggiunto Stefano Bruzzone, uno dei titolari della ditta che è stata tempestata di telefonate di clienti e distributori. L’azienda opera nel distretto del basilico di Genova Prà e coltiva da oltre un secolo in proprio il basilico per produrre il pesto. La Coldiretti, intanto, denuncia l’ennesima emergenza. «Con l’annuncio della sospetta presenza di botulino in un pesto genovese crescono gli allarmi alimentari in Italia. Nel primo semestre dell’anno sono stati ben 268 con una tendenza all’aumento rispetto al 2012 quando erano stati 517 i casi totali in un anno».

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