valentino-rossi-immagini-in-yamaha-2La grande occasione gettata al vento. Non capita tutti i giorni che i due piloti più forti del mondo siano entrambi assenti per infortunio. Valentino Rossi lo sa bene. Per questo il terzo posto del Sachsenring viene visto come un bicchiere mezzo vuoto, anche alla luce dell’exploit di Assen dove invece Pedrosa e Lorenzo erano in sella. «Se qualche mese fa avessi paragonato un terzo posto a una delusione, mi sarei pisciato sotto dal ridere». Invece adesso la delusione c’è, ed è tanta: «Lamoto scivolava troppo. Al via sono scattato bene, ho perso solo un po’ di tempo dietro a Bradl. Quando Marquez mi ha ripreso, il posteriore ha incominciato a scivolare, per qualche giro sono riuscito a tenere il suo passo, ma la gomma ha avuto un altro decadimento. Poi è stata la volta di Crutchlow, nella seconda parte di gara non ero in grado di seguirlo». Scelta sbagliata La disamina del Dottore è lucida e precisa: «Sapevo che avrei faticato nella seconda parte di gara, ma non così. Credevo di riuscire a stare vicino a Marc e magari nel finale di avere anche una possibilità per attaccarlo. Ma se da una parte sono contento del podio, dall’altra speravo di essere più veloce. Potevamo lavorare meglio e fare di più». E qui inizia la parte più delicata del ragionamento, quella relativa alla sua squadra di tecnici capitanata da Burgess: «Nelle libere sono stato più veloce che in gara. Abbiamo dovuto decidere tra due strade per il setup e abbiamo fatto un errore. L’opzione che abbiamo scelto mi permetteva di essere più veloce, ma dava qualche preoccupazione in più sulla distanza. Qualche conferma di questi problemi l’avevo già avuta nel warm up e in gara la situazione è peggiorata. Una critica verso la squadra? No, anche verso me stesso. È una decisione che abbiamo preso insieme. Avevo fatto più chilometri con le regolazioni che abbiamo scelto, con l’altro setup solo una decina di giri. È stata questa la discriminante. Anche se è facile dirlo adesso». Rivali Vale fa un passo avanti, ma sembra che anche gli altri non stiano a guardare: «Il setting giusto ce l’ho, dobbiamo lavorare su questa base per migliorare ancora. Ci sono arrivato un po’ tardi, Lorenzo e Crutchlowsono davanti a me e devo raggiungerli. Penso inoltre che Jorge, al pari di Pedrosa, sia il più difficile da battere. Con Marquez che ora diventa un credibilissimo pretendente al titolo. Nell’anno del mio debutto in 500 ho vinto due gare, lui l’ha fatto già dopo l’ottava. E non ero mai stato così in alto in classifica». Adesso arriva Laguna Seca, dove «nel 2008 ho disputato una delle gare più belle. Un consiglio per Marquez, che non ci ha mai corso? Solo dirgli che è una pista facile da imparare (ride; n.d.r.). Mi aspetto che quel maledetto bastardo sia subito veloce (continua a ridere, con Marc seduto a fianco, n.d.r.). Scherzi a parte, è un circuito difficile, stretto e particolare». Il Mondiale è equilibrato e quindi tutto può ancora succedere. Valentino è quinto a 37 da Marquez: «Non sto andando male, anche perché pago il Mugello, quando Bautista mi ha steso. Siamo 5 piloti in 37 punti, ma si può fare pure meglio. Tipo 5 in 10 punti…». Crisi rossa Il Mondiale, invece, è lontano anni luce dai pensieri di Andrea Dovizioso, ieri primo pilota Ducati all’arrivo. Ovvero 7° a 30” da Marquez, subito davanti alla Crt di Espargaro: «Ho preso 1” a giro e me l’aspettavo. Non so se con il telaio nuovo sarebbe cambiato qualcosa. Lo riavremo a Laguna Seca».

Dopo 12 GP consecutivi di magra, l’Italia torna ad avere 2 piloti sul podio: merito di Valentino Rossi 3° in MotoGP e di Simone Corsi 2° in Moto2. Fatta eccezione per Rossi (2° in Qatar e vincitore in Olanda), infatti, nessun italiano era ancora riuscito a salire sul podio in nessuna delle tre classi nei primi 7 appuntamenti del 2013. A questi si aggiungono gli ultimi 3 GP del 2012 che non avevano registrato un solo podio azzurro nelle 3 classi. Al quart’ultimo GP, in Giappone, si era invece classificato al 3° posto Alessandro Tonucci in Moto3 mentre nella gara precedente, ad Aragon, era giunto 3° Andrea Dovizioso in MotoGP. Per trovare appunto almeno 2 italiani sul podio nello stesso giorno bisognava tornare al 16 settembre: quel giorno a Misano Rossi fu 2° in MotoGP con la Ducati, mentre Andrea Iannone in Moto2 e Romano Fenati in Moto3 colsero due terzi posti. Chi invece non conosce sosta è la Spagna che per la quinta volta quest’anno è riuscita a vincere tutte e 3 le classi: delle prime 24 gare stagionali le furie rosse ne hanno vinto ben 21, realizzando l’en plein in Moto3, il 7 su 8 in MotoGP (Rossi l’eccezione) e il 6 su 8 in Moto2. Ma la Spagna non si accontenta di vincere e punta anche ai piazzamenti: vanta già 51 podi stagionali (8 a testa per Maverick Viñales e Luis Salom) contro i 9 della Gran Bretagna, i 4 dell’Italia, i 2 di Finlandia e Svizzera e l’unico di Francia, Germania, Belgio e Giappone.

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