powellUno tsunami, che spazza, distrugge, infanga. Che affoga nel torbido tante emozioni che abbiamo vissuto. Non solo Tyson Gay, ma anche cinque atleti giamaicani sono risultati positivi a sostanze vietate. Si tratta dell’ex primatista mondiale dei 100 metri, oro olimpico e mondiale con la 4×100 dell’isola caraibica Asafa Powell, del suo compagno di quartetto Nesta Carter, della campionessa olimpica della 4×100 Jerome Simpson e di due lanciatori. Tutti fanno parte dello stesso club, l’MPV Track Club che in questi giorni, come ormai da diversi anni durante la stagione europea, si sta allenando a Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine agli ordini di Stephen Francis. Il fulmine La notizia l’ha per primo lanciata ieri il quotidiano giamaicano The Glearner, confermata poi anche dai comunicaticonfessione lanciati alle agenzie da Powell e la Simpson. Per tutti la sostanza incriminata sarebbe uno stimolante, la metilsilofrina, che secondo le prime ricostruzioni del gruppo di Francis sarebbe stata assunta inconsapevolmente con un integratore alimentare che non ne dichiarava la presenza. I controlli al centro del caso sono stati effettuati il 21 giugno a Kingston, durante i campionati nazionali validi anche come selezioni per i Mondiali in programma a Mosca dal 10 al 18 agosto. Per ora è stato analizzato solo il campione A, il controllo del campione B sarà effettuato nei prossimi giorni, comunque prima dei Mondiali a cui certamente questi atleti non parteciperanno La confessione «Non sono un imbroglione – afferma Powell nel suo comunicato – voglio chiarire alla mia famiglia, agli amici ed ai miei fans di non aver mai assunto consapevolmente sostanze contro le regole. Il mio gruppo ha avviato un’indagine anche con l’appoggio di alcuni legali per capire come posso essere entrato in contatto con la sostanza in questione, perché ogni cosa nel gruppo viene attentamente controllata. Mi sono sempre prestato di buon grado ai controlli antidoping quando mi sono stati richiesti. Non sarò con la squadra giamaicana ai Mondiali e questo mi costa moltissimo. Sono rimasto sorpreso dalla comunicazione della mia positività, ma spero di poter tornare in pista più forte di prima. Comunque accetto le conseguenze». Eliminato / L’aspetto comico della vicenda di Powell è che ai Trials giamaicani neppure è riuscito a qualificarsi per i Mondiali classificandosi solo settimo nella finale dei 100 metri con 10”05. Non è stata per Asafa una stagione facile, con la solita ricaduta di problemi muscolari alla coscia destra accusata a marzo durante una gara sull’erba in Australia. Solo la scorsa settimana aveva mostrato di poter tornare ai suoi livelli con il 9”88 fissato alle spalle di Tyson Gay nel meeting di Losanna. Per lui, escluso anche dalla staffetta, rimanevano ormai quest’anno solo i meeting per inseguire una platonica vendetta. E’ il tramonto inglorioso di un campione che ha segnato un’epoca, che ha traghettato i 100 metri dall’epoca di Maurice Greene, dopo la cancellazione dalla storia di un altro dopato, lo statunitense Tim Montgomery, a quella di Usain Bolt, con due primati del mondo, il primo, 9”77 realizzato ad Atene nel 2005 ed il 9”74 centrato nel 2007, dopo lla delusione dei Mondiali di Osaka, a Rieti. Asafa vanta un primato personale di 9”72 , ma, eterno perdente nelle gare individuali anche nel suo momento d’oro, le grandi vittorie le ha centrate solo con la staffetta al fianco co Bolt. Giamaica Fa scalpore anche la positività di Nesta Carter, che solo sabato sera a Madrid ha corso in 9”87, punto fisso della staffetta giamaicana primatista del mondo. Se un mese fa destava scalpore la squalifica di Veronica Campbell Brown e sollevava dubbi sull’intera atletica giamaicana dominatrice delle ultime cinque stagioni (dai Giochi di Pechino 2008), questa è la conferma di un vero e proprio sistema doping di squadra. Se si esclude il diuretico utilizzato dalla Campbell tutti gli ultimi casi di doping di atleti giamaicani hanno riguardato l’ultilizzo di stimolanti. Va bene lo sprint, ma queste sostanze hanno tanto l’aria di essere soltanto dei coprenti di altre sostanze ben più pesanti. C’è comunque una domanda angosciosa che continua a girare nella testa di chi ama l’atletica: cosa stiamo guardando da anni?

Il mondo dell’atletica è sotto shock, esanime. In una delle giornate più nere nella storia della disciplina (se non la più nera), il nome di maggior richiamo a cadere nelle rete è quello di Tyson Gay, l’uomo che vanta i tre migliori tempi mondiali dell’anno sui 100. Di più grande, oggi, c’è solo Usain Bolt. Il 30enne statunitense ha ammesso di essere risultato positivo a un controllo a sorpresa del 16 maggio scorso. In attesa delle controanalisi, che potrebbe venir effettuate a breve, al telefono da Amsterdam, città scelta quale base europea, faticando a trattenere le lacrime, ha raccontato alle due maggiori agenzie di stampa mondiali in lingua inglese (Reuters e Ap) la sua (parziale) versione dei fatti. La confessione L’ex campione del mondo, informato venerdì dall’Usada, l’agenzia antidoping statunitense, non svela a quale sostanza si riferisca la positività. Ma afferma che non parteciperà in ogni caso ai Mondiali di Mosca del 1018 agosto. «Non ho una storia di sabotaggi da raccontare, né alcuna bugia da dire. Ho nulla da sostenere che possa far credere in un errore o che faccia ricadere la responsabilità sull’Usada. La verità è che mi sono fidato della persona sbagliata, ma non posso denunciare di chi si tratti». La rinascita Gay, proprio negli ultimi mesi, pareva uscito da un tunnel di anni. Tre ori iridati a Osaka 2007 (100, 200 e 4×100), da lì in poi aveva sempre dovuto combattere contro gli infortuni (soprattutto all’inguine e a un quadricipite), figli di un fisico nella norma, non da super eroe. Fino all’operazione a un’anca dell’autunno 2010: il 2011 cancellato, un 2012 di risurrezione (con tanto di 4° posto nei 100 ai Giochi di Londra, con il podio mancato per 1/100) e un 2013 da protagonista, con la doppietta 100200 ai Trials di fine giugno a Des Moines, in Iowa (come non gli riusciva dal 2010). Il 9”75 nella gara più breve è ancora la miglior prestazione mondiale stagionale, mentre il 19”74 sul mezzo giro di pista è stato migliorato di 2/100 da Bolt il 4 luglio a Losanna. Già, Losanna: è lì che Tyson, vincendo i 100 in 9”79, ha gareggiato per l’ultima volta. Il giorno prima, specchiandosi nelle acque del Lago Lemano, ma con gli occhi sempre un po’ tristi come da suo costume, si era a lungo concesso alla stampa, raccontando con soddisfazione come era riuscito a tornare ai vertici. La beffa E dire che alcuni anni fa era stato testimonial di «My victory», un programma proprio dell’Usada per la lotta al doping… Della bufera che lo ha travolto, ha già informato i compagni di allenamento, gli amici e i familiari, mamma e figlia inclusi. «Con loro ho parlato di “incidente” – spiega –: io so esattamente com’è andata, ma non ne posso discutere. Prima devo incontrare i dirigenti dell’Usada. Nella mia carriera ho sempre anteposto la dignità personale, del mio nome, a medaglie e record. Ma ora non posso nascondere quanto successo. Spero un giorno di poter tornare a gareggiare. Ma accetterò qualsiasi punizione: so quel che ho fatto e me ne assumo la responsabilità. Sarò onesto, dirò tutto. Chi frequento e quali integratori assumo». Reazioni Del resto, se la confessione è giunta prima del secondo accertamento, è abbastanza evidente che l’uomo nato nel Kentucky, cresciuto in Arkansas e residente in Florida, sa di essere colpevole. Tra quattro giorni avrebbe dovuto essere la stella del meeting di Montecarlo, tappa di Diamond League. Invece, in queste ore, sta volando verso Colorado Spring, sede dell’Usada, per presenziare alle controanalisi. Un blog specializzato, tra l’altro, parlando di «uno sprinter statunitense di primissimo piano» aveva anticipato la notizia già sabato. L’Usada, con un comunicato, commenta: «Apprezziamo la sua decisione di autosospendersi volontariamente: nessun atleta può considerarsi colpevole sino a che l’iter del caso non è completato». «Non è la notizia che avremmo voluto ricevere – sottolineano dalla federazione a stelle e strisce – ma rimaniamo concentrati sulla preparazione che ci porterà ai Mondiali di Mosca». Senza Drummond Alcuni osservatori notano il fatto che Tyson, per molti anni, in Florida, sotto la guida di Lance Brauman (personaggio finito anche in galera), sia stato amico e compagno di fatiche di Veronica Campbell, l’olimpionica giamaicana trovata positiva a inizio maggio. Nell’ambito, poi, non può non colpire il fatto che Gay, proprio a Losanna, senza fornire spiegazioni, avesse riferito di come nel suo pool di allenatori, dopo anni, non ci fosse più l’ex sprinter Jon Drummond. Il quale, proprio ai Trials di una dozzina di giorni prima, rilasciava ancora dichiarazioni nel ruolo. Cos’è successo, nel mentre, tra i due? Intanto, ai Mondiali, il posto lasciato libero da Gay verrà presumibilmente preso da Mike Rodgers nei 100 e da Warren Spearmon (che ieri s’è sbilanciato a suo favore) nei 200. I due, a Des Moines, sono stati quarti. La favola di Gay, l’uomo che a trent’anni, correndo con un’anca operata, stava vivendo una seconda giovinezza, si interrompe qui.

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