luna_rossaBenedetta Coppa America, proprio quando hai la sensazione di averla capita ti scivola tra le mani beffarda. Archiviata la disputa legale che avrebbe messo a dura la pazienza di un torpedone di santi, il tempo di osservare per la prima volta due catamarani insieme e rendersi conto non solo che la Luna più che rossa, al massimo è rosa, ma che l’intero meccanismo scricchiola sinistramente. La barca italiana ha perso catastroficamente la prima regata con Emirates Team New Zealand, raccontano i cronometri, opinionisti con il dono dell’ultima parola. Sei meno Sentire lo skipper Sirena attribuirsi la sufficienza scarsa per una prestazione del genere ha scombussolato parecchi marinai. Non quelli che sono da queste parti, però. Da un punto di vista meteorologico la baia di San Francisco è infatti uno dei luoghi più peculiari che ci siano. Una specie di damigiana, appoggiata su un fianco. Il cui collo, stretto, corrisponde al lato del Golden Gate e la parte più ampia alla baia. Il punto cruciale qui è rappresentato dalle colline che chiudono la baia a Est, la base della damigiana, dopo la penisola su cui poggia la città. Solo le colline e poi le montagne, in rapida sequenza, che essendo straordinariamente ricche del metallo più prezioso che ci sia (lo erano, hanno cambiato la storia di questa città, la Gold Rush, la corsa all’oro). La Coppa nasce nel 1851, la Gold Rush ha il culmine nel 1849. Sono coetanee. Non si erano mai frequentate prima, ma adesso che si sono conosciute, si piacciono. O forse si detestano. Resta il fatto che sia proprio la morfologia della zona che chiude la baia, cioè la stessa sforacchiata da migliaia di picconi di pionieri in cerca di fortuna, a rendere quasi incomprensibili le regate di Coppa America. Poche decine di metri Bastano poche decine di metri di distanza tra i due contendenti e il vento può essere diversissimo. Non solo in direzione, quello capita ovunque, nei pressi di colline e vallate, ma in intensità. «Il vento scatta di colpo, le raffiche non sono progressive, qui in un secondo sale di 5 nodi» racconta il direttore di regata Murray. Cinque nodi di differenza d’intensità diventano anche 10 nodi di velocità. Avete idea di quanta strada sull’acqua si faccia in pochi secondi andando più veloci di 10 nodi dell’avversario? Certo, è difficile spiegare così il perché quandoNewZealand ha tagliato il traguardo Luna Rossa fosse quasi 2 miglia più indietro a una distanza dalla quale, il tuo rivale, per quanto gigantesco sia, è grande poco più di un bottone. Ma è più che abbastanza per farci trattenere da dare giudizi definitivi sui due scafi. Paralizzata La barca italiana sembrava semi paralizzata dell’emozione del debutto. Prendete il momento chiave, quando, prima della partenza, New Zealand ha bloccato da sottovento ogni mossa dei nostri. Una via di uscita c’era, il passaggio di poppa. E anche una seconda, andare alla sfida prua contro prua a velocità ridotta. Due manovre che richiedono una grande padronanza del mezzo che forse in questo momento l’equipaggio di Luna Rossa non ha. Dovrebbe averlo a questo punto? La logica direbbe di si. Ma in Coppa, questa in particolare, la logica è inutile come il basilico californiano, del tutto insapore. In questa Vuitton Cup c’è un concorrente che si è iscritto 3 anni fa e non ha ancora la barca pronta (Artemis). Il vero problema è che è tutto troppo nuovo. Le barche, le vele, le ali. Tutto. Non ci siamo ancora abituati e, detto tra noi, a Luna Rossa che perde con quasi due miglia di distacco vorremmo non abituarci mai.

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