Allarme rosso, siamo a metà luglio e un dilemma sta inquietando le spiagge italiane: che fine ha fatto il tormentone, doveè finita e, soprattutto, qual è lacanzone- simbolo di questa estate al mare? Non c’è, questa è la verità, manca dalle radio che colorano i nostri pomeriggi e ci fanno compagnia vicino alla battigia. Il sapore del mare è un po’ più insipido rispetto ai bei tempi andati quando, di generazione in generazione, i tormentoni facevano da colonna sonora dei nostri amorazzi sotto l’ombrellone. Non esiste, in queste settimane, una canzone che sia riuscita a fare irruzione nei gusti di chi pensa ancora all’estate come alla stagione più rilassante, a quella che deve far dimenticare per qualche giorno le malinconie e le nevrosi della vita quotidiana. Il tormentone, in quanto tale, nasce agli inizi degli anni Ottanta quando uno scombiccherato duo torinese, Stefano Rota e Stefano Righi, cioè gli indimenticabili Righeira, monopolizzarono le hit parade con brani simbolo delle nostre vacanze: come dimenticare Vamos a la playa (colonna sonora delle giornate balneari nel 1983) oppure L’estate sta finendo o la sconcluemma-marronemsionata No tengo dinero? In quegli anni germogliò il mito del tormentone, della nenia musicale che, maligna, entrava a tutte le ore nei nostri padiglioni auricolari fino a divenire un martello, una fastidiosa compagnia mentre sorseggiavamo un drink o stavamo uscendo dall’acqua. Anno dopo anno, estate dopo estate, liason dopo liason, siamo andati sempre alla ricerca della canzone che potesse simboleggiare la nostra vacanza. Trovandola ogni anno: l’ultima dodici mesi faquando un cantautore di grande seguito come Biagio Antonacci indovinò una melodia diventata tormentone ad honorem: Non vivo più senza te, maliziosa storia di una pizzica ballata durante una vacanza in Salento, fu tra le hit più gettonate e canticchiate sotto l’ombrellone. Stupito di tale esito, Antonacci ci confessò: «Quella canzone non era nata per essere un tormentone, però mi è felicemente esplosa tra le mani allungando a dismisura il successo dell’album Sapessi dire no e trovando un consenso incredibile quando la cantavo in tour». Dodici mesi dopo quella pizzica di Biagio e tre decenni dopo gli ancestrali ronzii usa-e-getta dei simpatici Righeira, la crisi ormai generalizzata pare aver colpito persino il tormentone estivo. Per caratteristiche, difatti, non lo potranno mai diventare canzoni che vengono passate spesso in radiocomeL’universo tranne noi di Max Pezzali, Che confusione di Moreno oppure Pronto a correre di Mengoni. Hanno un altro humus artistico. Come il rap, destinato a rimanere musica di nicchia. E ancora: Mirrors di Justin Timberlake è un mezzo flop, Get lucky dei Daft Punk un debole funky e Amami di Emma un pezzo soltanto urlacchiato. Forse soltanto I love it degli svedesi Icona Pop avrebbe nel Dna aspirazione da hit balneare. Ma è ben lungi dal poter diventare la canzone di un’estate. AAA tormentone cercasi. Questa è la realtà. Lo abbiamo mal sopportato o addirittura odiato per anni ma ora ne sentiamo, stranamente ma un po’ maso – chisticamente, la mancanza.

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