Al termine del consiglio dei Ministri che ha presieduto, Enrico Letta si presenta in sala stampa e, con orgoglio, rivendica al proprio governo di aver impresso un «segno di grande civiltà » all’ordinamento giuridico. È il decreto legislativo varato dal Consiglio dei Ministri in materia di filiazione che mette sullo stesso piano i figli naturali e quelli legittimi, fra i quali non vi saranno più differenze. D’ora in poi, quindi, «mai più figli divisi in categorie di serie A e di serie B», ma solo figli senza aggettivi. Si elimina così ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento fra i figli nati nel matrimonio o al di fuori, così da garantire la completa eguaglianza giuridica, mentre la classificazione dei figli scompare dal Codice Civile. Il testo, predisposto nell’ambito della Commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, presieduta dal prof. Cesare Massimo Bianca, stabilisce che la filiazionefuori dal matrimonio avrà gli stessi effetti successori, ai fini dell’eredità, anche nei confronti dei parenti. Inoltre sarà sostituita la “potestà genitoriale” con la “responsabilità genitoriale”. Scendono invece a cinque anni dalla nascita i termini per proporre l’azio – ne di disconoscimento della paternità, mentre s’introduce il diritto degli ascendenti di mantenere «rapporti significativi » con i nipoti minorenni. Infine sarà previsto l’ascolto dei minori, se capaci di discernimento, all’interno dei procedimenti che li riguardano. Soddisfatti tutti i gruppi politici, a partire dal Pdl, con la senatrice del PdL Elisabetta Alberti Casellati, ex sottosegretario alla Giustizia, fino alla Lega Nord, con Nicola Molteni, capogruppo della Lega Nord in commissione giustizia, passando per il capogruppo del Pd, Roberto Speranza. Si felicitano ancheUnicef Italia, l’associazione gay Equality e l’Osservatorio sui Diritti dei Minori. Anche fra coloro che durante la scorsa legislatura si erano opposti all’approvazione della legge sulla filiazione, perché contempla anche il riconoscimentodei figli nati da incesto, c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno. Paola Binetti, deputata dell’Udc, ritiene che «togliere dal Codice civile qualunque aggettivazione alla parola figli è un modo per dire che serve e che vogliamo più famiglia». La parlamentare aggiunge che «la nuova legge avrà molti effetti positivi, non solo sul piano economico: pari diritti ereditari, ma anche sul piano affettivo perché permetterà a tutti i bambini di godere in ugual misura della cura e delle attenzioni dei nonni e degli zii». Accanto alle lodi, Alfredo Mantovano, giudice della Corte d’Appello di Roma, già parlamentare del Pdl e sottosegretario all’Interno, esprime alcune perplessità: «La legge presenta aspetti positivi nella parte in cui evita le ricadute negative sui figli nati fuori dal matrimonio delle scelte dei genitori di non essersi sposati». Accanto, però, scorge anche «un aspetto fortemente negativo e sottovalutato nella suaportata, quello cheeliminalacensura nei confronti dell’incesto. Non è stato eliminato l’incesto dal codice penale. Ma se la preclusione da parte dei genitori incestuosi di riconoscere il figlio – è sufficiente che il giudice li autorizzi – viene meno sotto il piano civilistico, è prevedibile che cadrà anche la norma penale». Quanto alla discriminazione, Mantovano ricorda che «i figli di una relazione incestuosa, potevano già prima ottenere il mantenimento e l’educazione da parte dei genitori naturali. Ma anche sul piano ereditario potevano avere o un assegno vitalizio pari alla rendita sulla quota di eredità o una capitalizzazione di quell’assegno. Viceversa c’era nell’interesse del minore a non essere pubblicamente additato come il figlio di una relazione incestuosa. Che oggi questo sia possibile non è una conquista del minore».

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