L’annosa domanda «le dimensioni contano?», parlando di attributi maschili, non ha ancora trovato una risposta definitiva: né sessuologi, né psicologi né modesti praticanti sanno fornire un secco «no» oppure un «sì». Qualcuno, forse per difendere quel (poco) che gli ha fornito la natura, dice che più della quantità conta la qualità; altri (altre) si lamentano che con un «articolo» troppo piccolo non sanno che farci. Anche perché è quasi una regola che «quella» pochezza è direttamente proporzionale alla tirchieria di portafogli e a una poca generosità, in generale, nella vita. L’argomento è tabù. Un tasto dolente come la cellulite per le donne. Per alcuni uomini avere poca materia prima è un complesso, nonostante le rassicurazioni, a volte una malattia. Dare del «microfallo » a un maschio è una delle massime offese immaginabili. Qualcuno ricorre addirittura al chirurgo estetico. Eppure c’è chi, senza imbarazzo, racconta il suo «piccolo » segreto. Il cantante inglese Rod Stewart, 68 anni, ha confessato al tabloid Daily Star di non essere per niente superdotato. Ha avuto otto figli e donne bellissime e più giovani di lui. A suo modo è considerato un sex symbol e per questo è ancora più sorprendente il coming out. Sposastewart-rodto con una donna di 20 anni più giovane, ammette con notevole humor e autostima: «Mia moglie Penny dice che è carino anche se non è tanto grosso». A parte che «carino», bisognerebbe spiegare a Stewart, è un complimento paragonabile a «un tipo», ma non è la cosa più divertente che dice nell’intervista. Perché appena dopo dichiara: «Lo facciamo due o tre volte a settimana». Come se fossero poche: «Quando hai due figli piccoli come noi devi saperti ritagliare il tempo tra i bisogni dei bambini». Stewart individua quelle che potrebbero essere le cause del formato «Puffo» del suo organo riproduttivo. «Negli anni ’80 ero dipendente dagli steroidi. A quei tempi non avevamo gli auricolari, la band era sbronza e alzava il volume così ero costretto a sforzare la voce. Gli steroidi alleviano il gonfiore di ogni membrana, inclusa quella delle parti intime, ed è quello di cui hai bisogno quando devi esibirti e non riesci a cantare ». Non si ricordano altri personaggi che hanno sbandierato le proprie micro misure. E non è che noi croniste andiamo lì con il goniometro. A meno che non si prenda per buono quello che in una indimenticabile puntata della Fattoria, reality show condotto da Paola Perego nel 2009, la signora Marina Ripa di Meana tuonò contro il suo compagno d’ av – ventura Fabrizio Corona parlando di «pacchettino». Lei l’ aveva visto in mutande. E allora capiamo perché Belen Rodriguez, non molto tempo dopo, abbia abbandonato il re dei paparazzi per Stefano De Martino. In una foto postata su Twitter il ballerino di Amici mostrava quale fosse, oltre all’intelligenza e la dialettica, la sua qualità nascosta. E capiamo perché le donne vadano pazze per i film di Michael Fassbender, Vincent Gallo e Stefano Accorsi. Attori impegnati, giovani, belli, ma soprattutto meritevoli di una menzione speciale per i nudi frontali in Shame (Fassbender), The Brown Bunny (Gallo) e Ovunque sei (Accorsi). Sebbene lo scorso giugno una donna di mondo come Elisabetta Canalis, in un’in – tervista a GQ Spagna, abbia risposto con decisione che sotto le lenzuola «le dimensioni non contano», sull’argo – mento è bene prendere come «Bibbia» quello che si raccontava nella serie tv Sex and the city, in cui ogni argomento sessuale è stato sviscerato con ironia e franchezza, da un punto di vista ovviamente femminile. L’esperienza di una delle protagoniste Samantha Jones, the slutty one, quella un po’ porca , è da manuale. Conosce un tizio ad un jazz caffè, James. Le piace, vanno a letto. Quando lei gli dice di cominciare pure a «darsi da fare» lui le risponde che in realtà ha già cominciato. Pessima notizia: lei non se n’era accorta. Disperata, racconta il problema alle amiche. Dà una nuova possibilità a James. Ma niente da fare, non è che nel frattempo sia cresciuto. In lacrime, confessa che non è in grado di sentire alcun piacere, visto che il suo pene è uguale a una carota, ma piccola. La risposta permalosa di lui la dice tutta sul grado di umiliazione rappresentato da una critica sulle dimensioni: «Forse è la tua vagina che è troppo grossa».

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