È una cena diversa dalle altre. C’è un clima pesante. Silvio Berlusconi non è in vena di raccontare storielle, momento fisso di ogni appuntamento conviviale a Palazzo Grazioli. E come potrebbe. In venti giorni si decide la sua sorte. È teso, il leader del centrodestra. Si sente circondato. Dai giudici, certo. Ma anche da alleati pronti a voltargli le spalle. Non si fida di nessuno. Se aspettava che dal partito arrivasse una soluzione, stava fresco. I parlamentari sono stati riuniti tutto il pomeriggio, senatori a Palazzo Madama e deputati a Montecitorio, e non sono riusciti a trovare una linea unitaria da esporre in serata al Cavaliere. «NON TOLLERERÒ TRADIMENTI» Arrivano a via del Plebiscito con un ventaglio di ipotesi, dopo essersi nuovamente divisi in falchi e colombe. Con tutti i problemi giudiziari che ha, Berlusconi non può stare dietro alle liti tra i suoi. Ma sia chiaro: «Dovrete essere tutti allineati con me, non tollererò tradimenti». Nonostante il momento, Silvio prova a mantenere freddezza. E a giocare la sua partita su più fronti. Anzitutto proseguono i contatti con il Quirinale affidati a Gianni Letta. Giorgio Napolitano deve essere consapevole della gravità dell’aggressione che sta subendo Berlusconi, ma anche che il Cavaliere «non perderà la testa», almeno non prima di una sentenza di condanna definitiva. La pratica, delicatissima, dei rapporti con i giudici è affidata al principe del foro Franco Coppi. Nel collegio che dovrà decidere sul processo “compravendita dei diritti Mediaset” non ci sono toghe appartenenti a Magistratura democratica. E questo è già qualcosa. L’avvo – cato del Cavaliere proverà a ottenere un rinvio della sentenza, puntando sul fatto che, dai calcoli della difesa, il processo non andrà prescritto a breve. Contestualmente Silvio ha la necessità di costruire un “corridoio umanitario” per le sue aziende. È «per il loro bene» che Berlusconi sta cercando di non coinvolgere l’esecutivo nella tempesta che lo sta per travolgere. Almeno per il momento. Su questo l’ex premier ha dovuto fermare di nuovo i falchi pidiellini, pronti a mandare a gambe all’aria l’esecutivo ancora prima della sentenza di Cassazione. Nell’attesa non succederà niente, «poi», è il ragionamento, «di fronte a una sentenza definitiva di condanna potrà capitare di tutto». Ma Silvio respinge con sdegno l’ipotesi della fuga all’estero per sfuggire al fantasma della detenzione domiciliare o, peggio, del carcere. I BOOKMAKER: SILVIO IN FUGA Mentre i bookmaker inglesi sono pronti a scommettere che Berlusconi farà come Bettino Craxi, lui nega categoricamente: «Io non scappo, rimango qui e combatto. Sono un guerriero». È capace di sfidare i magistrati anche col braccialetto elettronico addosso. Nel frattempo il partito ha l’ordine di drammatizzare i toni dello scontro: pioggia di interrogazioni al ministro della Giustizia per sapere quanti cittadini siano in attesa che la Cassazione fissi l’udienza del loro processo; mobilitazione nelle piazze contro i giudici e in sostegno dei referendum radicali sulla giustizia; una grande manifestazione nazionale contro i pm politicizzati; l’ipotesi – che ha fatto litigare l’area moderata e i pasdaran azzurri – delle dimissioni di massa dei parlamentari e l’ipotesi di bloccare i lavori parlamentari fino al giorno della sentenza (resa difficile dalla presenza in calendario del decreto Ilva). Il clima è teso. La sensazione di accerchiamento inizia a pervadere tutti, nel Pdl. E in serata ci mette del suo anche il presidente della Giunta per le autorizzazioni del Senato Dario Stefàno annunciando che saranno sprint anche i tempi sulla decisione circa l’ineleggibilità del Cavaliere: «Non ci sarà nessun allungamento», assicura l’espo – nente di Sinistra ecologia e libertà parlando a In Onda su La 7, «istruiremo la pratica subito dopo che ci verrà notificata la sentenza, il voto può arrivare entro un mese da quando ci verrà notificata la sentenza».

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