Con un colpo un po’ basso, una sorpresa a fine cerimonia quando ancora non si sono posate le lodi e (forse) anche le ceneri di mister Apple, il primo quotidiano economico d’America ha aperto le selezioni per la poltrona vacante di guru dell’innovazione. One more thing… «Chi sarà il nuovo Steve Jobs?» si è chiesto ieri il Wall Street Journal dell’immortale Rupert Murdoch. L’erede designato, il grigio Tim Cook, manco considerato. I pretendenti, secondo gli esperti sentiti dal Wsj, sono Mark Zuckerberg di Facebook, Jeff Bezos di Amazon, l’Alibaba cinese Jack Ma che vuole rivitalizzare Yahoo, persino due scienziati del Dna come Craig Venter e Drew Endy. Ma come: non era unico e insostituibile? Steve capirà: sulla bocca degli americani oltre al Jobs che è mancato ci sono i tanti jobs (con la minuscola) che mancano, i posti di lavoro che nessun mago d’impresa riesce a creare. Non che qui nella Silicon Valley l’occupazione sia una priorità: Apple ha meno di 50 mila dipendenti (contro gli oltre 150 mila della finlandese Nokia). Qui «mission» fa rima con visione e innovazione ma anche con durezza e «insana irragionevolezza», come ha insegnato fino all’ultimo il santone di Cupertino così poco somigliante all’umile san Giuseppe di Copertino (Puglia) da cui la città ha preso nome. Nell’America in crisi «servono qualità alla Jobs — dice al Wsj Vinod Khosla, cofondatore di Sun Mycrosystems — quel misto di fiducia e arroganza che l’ha portato a tentare l’impossibile». Seguire percorsi inusuali, inventare ciò di cui la gente (senza saperlo) ha bisogno. Se queste erano le prime qualità del patron Apple allora il discepolo più titolato sembra Mark Zuckerberg, il 27enne fondatore di Facebook: come il «maestro» Steve non ha finito l’università e ha inventato qualcosa che prima non c’era e poi è diventato indispensabile. Però Mark non ha ancora superato prove di maturità, ovvero momenti difficili: Jobs è diventato Jobs soltanto dopo la cacciata da Apple e il pirotecnico ritorno. La prima faccia di Facebook saprà reinventarsi a tempo debito? Un percorso accidentato e una certa arroganza «jobsesca» non mancano a Jack Ma, 47 anni, papà dell’Internet cinese, il capo del gigante Alibaba che ha messo gli occhi su Yahoo e mostra una decisione da far invidia a Obama («se le banche non cambiano, noi cambieremo le banche»). Ma chi è messo meglio è Jeff Bezos, il boss di Amazon: jeans, camicia azzurra e blazer scuro. È lui, secondo il Wsj, il più probabile nuovo Jobs. Il signor iPad e mister Kindle accomunati dal coraggio di rischiare, cura dei dettagli, capacità di diversificare. Così rivali, così vicini?

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