Una settimana da spam. Quale sarebbe la nostra reazione se, improvvisamente e per più giorni, le nostre email ci tornassero indietro, rifiutate dal sistema come spazzatura virtuale? Panico. Tanto più se, a trasformarsi in spam, non fosse un singolo ma un gruppo (numeroso) di persone. E anche «blasonate»: gli studenti e i docenti dell’Università di Oxford, in Inghilterra. È successo davvero, la settimana scorsa. Improvvisamente, nel weekend, le email spedite dai server dell’ateneo verso indirizzi Microsoft (Hotmail, Live e Msn) hanno cominciato a tornare al mittente, contrassegnate come spam. Microsoft che mette al bando Oxford? Oltre al sospetto di lesa maestà, la vicenda era anche senza spiegazioni. Oxford si è lamentata, Microsoft ha preso tempo e, alla fine, si è arrivati a una conclusione (e al ripristino dello status quo). A sorpresa la colpa non era di Microsoft ma di Oxford. Un’indagine interna, infatti, ha scovato l’origine del «baco», dovuta a quanto pare all’errore di un dipartimento dell’ateneo che ha configurato male una mailing list, facendo sì che generasse una enorme quantità di email: più di un milione, molte delle quali dirette verso indirizzi Hotmail, Live ed Msn. L’onda anomala ha fatto scattare le procedure automatiche di sicurezza di Microsoft e le email oxoniane sono finite nella lista nera. Morale, nessuno è al riparo da guasti tecnici ed errori umani. E se l’onore violato di Oxford fa notizia chi si curerà di noi, utenti meno blasonati ma lo stesso minacciati da server inaffidabili e connessioni ondivaghe?

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