«Quella di Steve Jobs è una storia straordinaria. La prima volta l’ho raccontata ai miei studenti in Bocconi a metà degli anni 80. Non tanto per le incredibili innovazioni tecnologiche della Apple per le quali Jobs verrà ricordato. Il suo percorso imprenditoriale è stato altrettanto straordinario. Chi sta lavorando al decreto sviluppo dovrebbe tenere ben presente il suo esempio». Jody Vender è stato il primo in Italia, trent’anni fa, a investire sulle idee e a promuovere un nuovo modo di finanziarle con il venture capital. E non si rassegna all’idea che in Italia uno come Steve Jobs non avrebbe mai potuto fare quello che ha fatto. Ma è convinto che il decreto sviluppo allo studio offra un’opportunità unica per cambiare le cose: «Non si creano posti di lavoro per i giovani mandando in pensione prima chi lavora. Bisogna creare nuova imprenditorialità, aiutare i giovani a far nascere aziende, che assumeranno altri giovani. Negli Usa l’anno scorso gli investitori privati hanno finanziato quasi 62 mila idee».

Anche in Italia però ci sono i venture capital.
«Parliamo di poche decine di milioni di euro contro 20,1 miliardi di dollari investiti l’anno scorso dagli angels, che finanziano la prima fase, quella che in gergo si chiama “garage financing”, e altri 21,8 miliardi dai venture capital».

Sperano di trovare una nuova Apple?
«Quella è una storia unica: Jobs ha venduto il suo pulmino per sviluppare in garage un’idea. Poi ha trovato Mike Markkula che lo ha finanziato con 250 mila dollari nel 1977 e l’anno dopo tre venture capital con altri 517 mila. Oggi, 35 anni dopo, la Apple vale 350 miliardi di dollari ed è la più grande azienda al mondo per capitalizzazione».

Non sempre si trovano progetti come Apple o Google da finanziare.
«Innovazione non vuol dire solo tecnologia. Starbucks non ha nulla di tecnologico ed è nata con un venture capital. Vende caffè. Ed è un successo mondiale».

Perché in Italia non può accadere?
«In Italia manca un sistema che spinga privati e istituzioni finanziarie a investire in nuove iniziative. Mi chiedo: perché un imprenditore che finanzia una nuova impresa e uno che invece investe uguali capitali in un hedge fund devono pagare le stesse tasse? Idem le imprese: una start-up che ancora non genera fatturato versa da subito Iva, Irap, oneri contributivi, come un’azienda matura».

Quindi tocca alla politica fare in modo che la prossima Apple nasca in Italia?
«Serve sicuramente un diverso trattamento fiscale, un regime agevolato per le nuove iniziative e per chi investe per creare nuove imprese. È compito della politica economica e il “decreto sviluppo” rappresenta un’occasione unica in questo senso. Io credo che talvolta invece di spendere miliardi per tenere in vita imprese in crisi sia giusto chiuderle e che lo Stato impieghi quelle stesse risorse per farne crescere di nuove».

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