Il Profeta se ne è andato. Steve Jobs, l’uomo che ha cambiato il mondo dei computer e il modo di comunicare, è spirato all’età di 56 anni. Se lo è portato via il male terribile che lo aveva costretto in agosto a lasciare la guida operativa della Apple. Con un breve comunicato la società di Cupertino con la quale aveva lanciato nell’84 il leggendario Macintosh ne ha annunciato «con profonda tristezza» la morte. «La passione, l’ingegno e l’energia di Steve — è il messaggio di addio dei suoi collaboratori — hanno arricchito la nostra esistenza. Il mondo è sicuramente migliore grazie a lui».

Nessuno come Jobs ha forse segnato i costumi e le abitudini di molti. Nessuno come Jobs si è identificato con un marchio e un modello di successo. Possedere un Apple per decine di milioni di umani non è solo avere tra le mani un bellissimo gadget, raffinato e utile. No, per tanti, è stato come abbracciare un culto, quello della Mela, e del suo Profeta Steve. La sua società ha aperto un cammino, con il primo computer nel 1977, che non ha ancora raggiunto il suo punto di arrivo finale.

La filosofia di Jobs è ben racchiusa nelle parole pronunciate nel 2005 all’Università di Stanford gremita di studenti: «Siate affamati, siate folli». Intendendo che giovani e imprenditori devono osare, rischiare, provare. Ed è quello che lui ha fatto. Dato in adozione dai suoi genitori naturali — il professore siriano Abdulfattah Jandali e l’americana Joanne Simpson — Steve è stato cresciuto dai Jobs, una famiglia medio-borghese di Mountain View, in California. Ed è nel garage del papà che inizia i primi esperimenti di elettronica, è qui che traffica con fili e cacciavite. Giochi che diventeranno con il tempo passione, quindi lavoro vero. Nel 1974 diventa designer dei primi video giochi alla Atari, due anni dopo fonda con un altro Steve, Wozniak la sua azienda. Producono i primi computer, fanno i primi soldi. Poi il sodalizio si spezza e Jobs intraprende la sua strada. Arrivano i nuovi pc, i portatili sottili, l’iPhone, l’iPad e i sistemi per scaricare musica. Jobs faceva — sapendo di vincerla — la scommessa di dare al pubblico ciò che voleva. Ed è così che è diventato un Profeta.

«Apple ha perso un genio creativo e visionario, un formidabile essere umano» ha scritto l’azienda sulla sua home page sotto una foto in bianco e nero di Jobs con l’anno di nascita e quello della morte: 1955-2011.

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