Un uomo sbranato da una tigre. E la notizia mica arriva da uno sperduto villaggio indiano, di quelle che quando le leggi ti pare impossibile. Macché: qui si parla di San Pietro Val Lemina, nell’area collinare dominata da Pinerolo, in provincia di Torino. Lì sorge – anzi sorgeva fino al 2009 – il Parco Martinat. Un “bioparco”, di quelli che cercano di ricostruire un ambiente in cui far vivere specie altrimenti impossibili da trovare a queste latitudini – e ci vai con i figlioli nel fine settimana, così da far loro ammirare dal vero animali che altrimenti vedrebbero solo in televisione. Ma da tre-quattro anni è chiuso al pubblico, costretto dalla mancanza di fondi. E però i Martinat, famiglia che gestiva il bioparco, hanno continuato a ospitare i maestosi felini. Non di loro proprietà, peraltro, ma per fare un favore ai reali proprietari, una coppia di anziani. I quali però non riuscivano più a gestirli, e anzi un paio d’anni fa l’uomo s’era salvato per miracolo da un attacco, il corpo ancora martoriato dai segni. ORA DI PRANZO Per anni hanno cercato di trovar una sistemazione a quelle povere belve, i Martinat e i proprietari, senza riuscirci. Ed era sempre il proprietario 72enne, Mauro Lageard, che si occupava di dar da mangiare agli animali. Ieri è entrato nella gabbia, come ha fatto tutti i giorni per chissà quanti anni. Una tigre l’ha attaccato, probabilmente è bastata una zampata a ucciderlo. L’allarme è stato dato dalla moglie, che prima di telefonare al 118 ha diligentemente richiamato le tigri dalla «zona pranzo» alle rispettive gabbie – operazione durata oltre un’ora, cosa che ha ritardato l’arrivo dei soccorsi. E dunque quando è arrivata l’ambulanza, come si dice in questi casi, non c’era più nulla da fare. Le tigri che hanno sbranato l’anziano sono ora state prese in carico dai veterinari dell’Asl Torino 3. La loro sorte sarà decisa nelle prossime ore dalla magistratura. Ma ci sentiamo di dire che di colpe, a loro, se ne possono addossare davvero poche. Anzi, nessuna. Perché se la formuletta della “tragedia annunciata” ha un senso, ecco, questo è il caso. Il problema delle tigri di Pinerolo – una frase che pare il titolo d’un film surreale – è noto da tempo, nella zona. Chiuse in quelle gabbie, nonostante il parco fosse chiuso in molti s’insinuavano per vederle e fotografarle, e regolarmente qualcuno ne denunciava la malnutrizione, qualcun altro si dichiarava preoccupato dall’evidente pericolosità della situazione. Addirittura nove esemplari, roba che nemmeno allo zoo di Mombay. E com’è stato possibile arrivare fino a quel punto? ANCHE UN LEOPARDO Inizialmente i due proprietari vivevano in una villa con giardino a Roletto, nei paraggi, e s’erano comprati le tigri, una passione per loro diventata quasi ossessione. Poi però erano stati sfrattati, sembrava che per le tigri l’unica soluzione fosse sopprimerle. «Allora intervenne mio padre – spiegava giusto un paio di mesi fa Giorgio Martinat – e fece un accordo con i proprietari: lui le avrebbe ospitate nel parco, loro si sarebbero occupati del mantenimento». La coppia di indigenti proprietari si stabilì in un container a ridosso del parco. In teoria il patto comprendeva anche il divieto di riproduzione, ma vai a farlo capire alle tigri. E dunque, se inizialmente si contavano cinque tigri e quattro leopardi – perché i coniugi Lageard pure i leopardi avevano – poi si sono susseguite nascite e decessi. E l’estate scorsa addirittura un evento eccezionale: cinque tigrotti nati in cattività da un’unica femmina. «Quasi un record» aveva spiegato la proprietaria a Martinat. Per Pinerolo di sicuro. Comunque, la situazione attuale è – come detto – di nove tigri e un vecchio leopardo di 24 anni. ULTIMA ORDINANZA Pensare che anche il sindaco di Pinerolo, Eugenio Buggiero, si stava interessando alla faccenda. «Su questa vicenda abbiamo coinvolto davvero tutti – dichiarava lo scorso aprile – dai veterinari dell’Asl alle associazioni animalista, per convincere i proprietari a cedere le belve». Niente, non c’è stato modo: non volevano separarsene. L’ultimo incontro era avvenuto soltanto giovedì scorso: era stata emessa un’ordinan – za comunale per trasferire gli animali in un luogo più sicuro, ma non era stata ancora individuata una soluzione realmente percorribile. Troppo tardi.

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