Può non sembrare, ma il ministro Beatrice Lorenzin è tra le poche ad aver capito qualcosa delle sigarette elettroniche, questi aggeggi misteriosi che non sono sigarette e non sono neanche elettroniche, perché non producono fumo (ma vapore) e non c’entrano niente col tabacco neanche quando contengono nicotina. L’altro giorno il ministro della Salute ha detto che «non è giusto che le sigarette elettroniche siano vendute solo dai tabaccai». E infatti non è giusto: sia perché il tabacco non c’entra niente, appunto, sia perché molti tabaccai i liquidi per le sigarette elettroniche già li vendono, in genere delle marche peggiori. Ma poi il ministro ha aggiunto: «La tassazione è stata una scelta dell’eco – nomia e non riguarda la sanità, anche se, proprio dal punto di vista economico, non ritengo utile che tremila esercizi che stanno facendo iniziativa privata possano chiudere o vedersi togliere la licenza». E infatti non è giusto neanche questo, anzi è assurdo. NUOVI NEGOZI Negli ultimi due anni, tremila imprese e circa quattromila persone hanno avuto il torto di investire soldi (spesso risparmi o liquidazioni) e hanno aperto negozi mentre altri li chiudevano, hanno assunto gente mentre altri la mandavano a casa, hanno pagato un paccodi tasse (Irpef, Irap, Ires, Iva, dazi doganali) e ora di punto in bianco si ritrovano un’imposta del 58 per cento che taglia loro le gambe, una mazzata a chi tentava di andare contro corrente rispetto alla crisi. L’imposta da spavento, peraltro, non è sui liquidi con nicotina, quelli che con molta fantasia potrebbero essere associati alla nocività del tabacco: è su tutto quello che i negozi vendono, cioè le sigarette come dispositivi, le batterie, i vaporizzatori e le piccole parti di ricambio, i cavetti Usb, i liquidi anche senza nicotina – identici agli aromi naturali che ci sono nei cibi – che è come se in un tabaccaio tassassero gli accendini. Questo dice il decreto Legge che è già stato pubblicato e che sarà in vigore dal 2014, un tentativo del governo di recuperare circa 117 milioni ma che certo non recupererà se due terzi dei negozi dovessero chiudere, come molti prevedono. Ma il discorso è anche un altro: gli esercenti di sigarette elettroniche non solo non spacciano droga, ma è dimostrato che, grazie a esse, centinaia di migliaia di persone (si dice un milione entro la fine dell’anno) hanno già smesso di fumare sigarette cancerogene e ne sono decisamente felici. Questi esercenti e chi smette di fumare, dunque, parrebbero categorie da salvaguardare, non da punire. Non è una tassa etica, è il contrario. Il paradosso è già stato notato sul Corriere della Sera da Alberto Alesina, un non fumatore: «Tassando le sigarette elettroniche, si rende più costoso il tentativo di alcuni di migliorare il loro stato di salute. Già che ci siamo, perché non tassiamo anche quei metodi farmaceutici che aiutano i fumatori a smettere? Sarebbero altri introiti per lo Stato». COSTO SOCIALE Poi c’è il discorso dei fumatori intesi come «costo sociale» in virtù della loro propensione adammalarsi e a pesare sul sistema sanitario: un discorso pieno di bachi ma che evidentemente, ora, non vale più. Dicevamo del ministro della Salute Lorenzin: ha avuto un approccio laico e ha dovuto ammettere che la materia è complessa, che mancano studi a lungo termine, che l’unico problema appurato può essere la nicotina anche se dipende da cento cose. Il Consiglio superiore di Sanità a sua volta è stato attendista e si è limitato a vietare le sigarette elettroniche alle donne in gravidanza, e su treni, aerei, in scuole euffici pubblici: normale. IL GOVERNO LETTA Poi è arrivato il governo Letta che ha sentito la parola «fumatori » e in tre minuti ha raschiato il fondo dell’ultimo barile disponibile, e, senza troppo interrogarsi, se l’è presa con una minoranza, anzi, due. Invece che toccare la spesa pubblica e occuparsi di comeridurre le tasse, ha trovato un anfratto dove aumentarle. Come al solito, verrebbe da dire: solo che non è il solito. Hanno preso unacantonata, hanno scambiato i fumatori con quelli che smettono, l’eroina col metadone, il fumo da combustione con il vapore acqueo. Siamo vicini alla celebre tassa sull’aria. «È la stessa tassa che c’è sulle sigarette tradizionali », hanno fatto sapere dal ministero dell’Economia, «e c’era bisogno di recuperare dei soldi». Fine dell’approfondimento ministeriale. Aggiungiamo che la tassa è sul venduto e quindi sullo «scontrinato», come si dice. Ergo, prepariamoci a scontrini distrattamente non fatti con la tipica scusa che «altrimenti siamo costretti a chiudere». Col rischio che sia vero.

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