Inpensionea62 annie35annidi contributi versati,ma conunadecurtazione dell’8% rispetto all’assegno base. Obiettivo: creare un’alternativa dal traguardo dei 67 anni che come un fulmine a ciel sereno ha squassato i piani dei lavoratori vicini al «riposo». Si riparte da qui: da una necessaria rivisitazione della legge dell’ex ministro, Elsa Fornero, che lo scorso anno, pur tra le lacrime, aveva annunciato una clamorosa rivoluzione nel sistema previdenziale del nostro Paese. Nastro da riavvolgere o quasi. Non subito, tuttavia. Il cantiere pensioni sarà riaperto dal governo di Enrico Letta, ma non prima di settembre. Quando la questione entrerà nel vivo anche per cercare di risolvere (definitivamente) il pasticcio «esodati», anche questo lasciato in eredità dall’Esecutivo di Mario Monti. Non solo. Il progetto attorno al quale stanno ragionando i tecnici del Governo prevedono anche norme per creare una cornice di ampio respiro alla «staffetta generazionale». E poi un nuovo contributo di solidarietà – o qualcosa del genere – sulle cosiddette pensioni d’oro (quelle sopra 90mila euro) già graziate dalla Corte costituzionale, ma di nuovo nel mirino dell’Esecutivo. La partita è estremamente complessa e non si sa che cosa effettivamente riuscirà a trovare spazio nel provvedimento di riforma autunnale. Probabile che l’intervento sia agganciato in qualche modo alla legge di stabilità che il consiglio dei ministri deve varare entro il 15 ottobre. Gli ostacoli non mancano. «Proporre un sistema di pensionamento flessibile è «politicamente corretto ed utile sul piano del consenso», ha osservato ieri Giuliano Cazzola, responsabile nazionale dell’area welfare di Scelta civica per l’Italia. «Occorrerebbe misurarsi, però – ha aggiunto – con gli ingenti problemi di copertura derivanti dalla revisione della riforma Fornero in materia di età pensionabile; problemi che non sarebbero compensati da una penalizzazione economica come è previsto in taluni progetti di legge in discussione ». Assai complicato anche il capitolo relativo alla «staffetta generazionale». Si tratta dello scambio tra lavoratori vicini alla pensione – che accettano di lavorare part time con stipendio ridotto e contributi «pieni» – e giovani neo assunti, affiancati dai «vecchi». La staffetta finora è stata sperimentata in Lombardia ed Emilia Romagna, mentre poche settimane fa è stato siglato l’accordo fra sindacati, associazioni di imprese e regione Campania. Il nodo principale riguarda i costi. Finora le regioni hanno messo a disposizione alcuni fondi, ma limitati. E non esistono statistiche affinate che possano consentire di definire una copertura adeguata. Di qui le alternative. Sul tavolo, al Tesoro, si studia un potenziamento dell’Aspi (assegno per i disoccupati) in modo da farlo diventare un sussidio per il reinserimento. Quanto alle ipotesi di prelievo sulle pensioni «dei ricchi», oltre alle eventuali, nuove censure di incostituzionalità, il Governo deve fare i conti coi sindacati. Un primo assaggio ieri l’ho ha servito Federmanager. Il presidente Giorgio Ambrogioni ha definito «inaccettabile » l’ipotesi di blocco delle indicizzazioni delle cosiddette pensioni d’oro odi tassazione supplementare per i redditi sopra i 90mila euro. «Ancora una volta -rimarca il presidente dei manager- si percorre la strada più facile, si continua a tassare chi è già ipertassato, mentre una vera caccia all’evasio – ne fiscale è ancora di là da venire». Tutto da analizzare, invece, il fascicolo degli esodati. Per i quali Letta ha garantito sin dal suo insediamento una soluzione non d’emergenza. Finora, però, ci sono state solo pezze.

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