Spesso per le celebrities la droga è un affare di famiglia. Perciò non sorprende che Robbie Williams, l’ex cantante dei Take That con un passato di consumatore confesso di cocaina ed eroina, affermi in un’intervista alla rivista australiana New Magazine: «Dubito che mia figlia sarà come me, tocchiamo ferro e aggiungiamoci un sacco d’amore e di fortuna e lei lo eviterà. Se sfortunatamente dovesse accadere, so cosa farò. Mi assicurerò che prenda le droghe migliori e me le farò con lei». Lei, la figlia Theodora Rose, ha nove mesi e per ora non corre rischi di sperimentare la malsana complicità paterna. Ma molti altri sì. Tony Curtis ammise di essere «dipendente dalle donne», ma quando a metà degli anni Ottanta varcò i cancelli della californiana Betty Ford Clinic, specializzata in recupero dalle tossicodipendenze, si seppe che oltre al sesso dipendeva dalla cocaina. Sua figlia, l’attrice Jamie Lee Curtis – la quale peraltro raccontò d’aver consumato cocaina con il padre – è stata a lungo alcolista e morfinomane, mentre il figlio Nicholas a ventitré anni è morto per un’overdose di eroina. Con macabra ironia, si potrebbe dire che in tanta varietà di sostanze hanno cercato “la droga migliore” di cui parla Robbie Williams, ma non l’hanno trovata. OSBOURNE E BARRYMORE In questo senso è andata meglio a Robert Downey jr., che avrebbe superato i suoi problemi con le droghe, cominciati fumando marijuana a sei anni insieme al padre. «Era l’unico modo che aveva per comunicarmi il suo amore» ha dichiarato, confermando che al fondo di questi comportamenti c’è la demenziale idea che drogarsi insieme dia vita a una sorta di vincolo indissolubile. Kelly Osbourne, figlia di Ozzy, il cantante del gruppo heavy-metal Black Sabbath, ha dichiarato sull’ultimo numero di Cosmopolitan: «Mio padre è un tossico, io sono una tossica, è una cosa contro la quale lotteremo per il resto delle nostre vite», neanche fosse una cosa di cui vantarsi, però le ha conquistato la copertina della rivista stessa, in cui confessa: «Voglio soltanto essere innamorata» – speriamo non del Vicodin. Tra gli attori la tradizione familiare più solida è quella dei Barrymore, una vera premiata ditta della dipendenza. A cominciare da John Barrymore, leggendario interprete scespiriano e insuperato Jekyll e Hyde in una versione cinematografica degli anni Venti del racconto di Robert Louis Stevenson. Barrymore divenne alcolista durante il proibizionismo, un prodigio. Il figlio, John Drew Barrymore, seguì le sue orme, e non soltanto in campo artistico. Ma i tempi erano cambiati, negli anni Sessanta le droghe andavanod i gran moda. Così sua figlia, l’attrice Drew Barrymore, superò il nonno e il padre: a sette anni recitava in “E.T.” di Spielberg, a nove beveva alcolici, a dieci fumava erba e a dodici sniffava cocaina. Da allora è stato un continuo entrare e uscire dalle cliniche di riabilitazione. COCA A 11 ANNI Anche l’ultima bad girl del cinema americano, Lindsay Lohan, ha dichiarato di aver scoperto la cocaina a causa del padre. «Ne ero spaventata, ma l’ho provata per ostinazione, per stupidità, volevo vedere com’era». Se papà gliel’avesse spiegato e si fosse accontentata della sua testimonianza, sarebbe stato meglio. Meglio ancora se il padre non gliel’aves – se fatta scoprire. A giudicare dalle testimonianze dei figli, un vero pericolo pubblico sarebbe Ryan O’Neal, l’atto – re di “Paper Moon” e “Barry Lyndon”. Suo figlio Griffin al Larry King Show ha ricordato che aveva undici anni quando il padre gli ha fatto provare la cocaina. Stavano per l’appunto cominciando a vedere Barry Lyndon, «è un film molto lungo» gli spiegò papà Ryan, «forse questo ti aiuterà», e gli servì la droga. Alle nefaste influenze di Ryan non è sfuggita nemmeno la figlia Tatum, arrestata nel 2008 perché acquistava droga da uno spacciatore di strada, e l’altro figlio Redmond, che venne arrestato in quello stesso anno, insieme al papà, durante uno dei loro party a base di stupefacenti. E Ryan aveva indosso più droga del figlio. Quando si dice una famiglia unita. Ma ci sarebbero da raccontare anche le storie di Charlie Sheen e papà Martin, di Liza Minnelli e mamma Judy Garland, e di parecchi altri ancora. Come dire: Robbie Williams non fa altro che continuare la tradizione della casa.

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