Passerà alla storia per l’aplomb inappuntabile: «Ero migliore come ingegnere che come uomo d’affari». A 77 anni Ronald Wayne, uno dei tre fondatori della Apple con Steve Jobs e Steve Wozniak, ha messo una pietra sopra quel 10% della società che oggi varrebbe circa 35 miliardi di dollari. Lui lo aveva ceduto per 800 dollari.

Ventisette anni dopo l’ingegnere non ha perso l’ironia tanto che è stato lui stesso a raccontare del suo «incredibile fiuto per gli affari» al sito The Next Web in un’intervista relativa alla pubblicazione della sua autobiografia: «Adventures of an Apple Founder». Wayne, di cui le cronache si sono (giustamente) dimenticate, aveva ceduto il suo pacchetto appena 12 giorni dopo la fondazione ufficiale della società di Cupertino.

Certo fare conti a cavallo di decenni è un po’ una forzatura, anche perché la Apple di ora è la Apple rinata con il ritorno di Jobs a metà degli anni Novanta, la 2.0 diremmo oggi, mentre la 1.0 era quasi finita sull’orlo del fallimento.

Ma tant’è: se Wayne in questi 27 anni ci avesse creduto non mollando mai magari sarebbe stato diluito un po’. Ma ora sarebbe certamente miliardario. L’unica speranza è che l’avventura editoriale gli vada adesso meglio di quella aziendale. Almeno come premio per la capacità di assorbire i K.O.

Ronald Wayne

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