«Google ha divorato Zagat», ha subito ironizzato la blogosfera. Con una mossa a sorpresa, ieri il più grande motore di ricerca del mondo ha annunciato di aver acquisito il piccolo impero di guide newyorchese fondato quasi per gioco nel 1979 dai coniugi Tim e Nina Zagat, che pubblica manuali compilati dagli stessi clienti ai ristoranti di oltre 100 città in tutto il mondo. Oltre a una quantità di vademecum per hotel, locali notturni, zoo, negozi, cinema, linee aeree e campi da golf. La seconda mossa nella old economy dopo Motorola.
Incalzati dal prosperare delle recensioni di massa su Internet e dall’aggressiva concorrenza di popolarissimi siti quali Yelp, Yahoo! e OpenTable, gli Zagat avevano cercato di passare dal cartaceo al web, ma con scarso successo. Nel 2008 avevano anche provato a mettere in vendita la società, ingaggiando Goldman Sachs per trovare un compratore. Il loro prezzo di vendita: 200 milioni di dollari. Troppi in un’America alle prese con la crisi.
Quando la loro ricerca era fallita, avevano stipulato accordi con terzi quali Facebook, ma senza mai riuscire a tenere il passo della crescita dei rivali. Oltre a salvarli dal fallimento, l’acquisizione da parte del colosso di Mountain View ha subito affondato i titoli di OpenTable, che offre recensioni e la possibilità di effettuare prenotazioni, le cui quotazioni nel pomeriggio erano a scese del 9%.
Google, che per rilevare Zagat ha pagato una cifra ancora non resa pubblica, ha subito annunciato di voler trasformare la guida in «un tassello fondamentale» della sua strategia per farsi spazio nei cosiddetti «local services», basati su mappe e recensioni di ristoranti, negozi e altri esercizi. Un’area, a detta degli analisti, tra le più promettenti e redditizie dell’intero settore tecnologico. «Zagat sarà un pilastro delle nostre proposte di localizzazione», ha dichiarato la vicepresidente di Google Marissa Mayer, «grazie alla sua eccezionale offerta di critiche, di voti e di informazioni».
«Non potremmo essere più felici di vedere la nostra creatura in mani così buone», hanno ribattuto i coniugi che rimarranno coinvolti nella gestione e useranno le risorse e la competenza di Google per espandersi. Nella homepage del loro sito, ieri i due si sono divertiti ad assegnare a Google il massimo punteggio (30), promuovendoli col voto più alto in tutte le categorie.
Anche se oggi Zagat offre gratuitamente una versione abbreviata dei suoi contenuti, resta da vedere se, dopo la fusione con Google, cadrà anche il «paywall» oggi in vigore per consultare la versione integrale delle sue guide.
Con quest’ultima mossa, Google spera di attenuare il coro di critiche che gli sono piovute addosso da più parti a causa della sua presunta «tendenza a sfruttare siti e contenuti altrui», piuttosto che acquisirne di propri. In passato il motore di ricerca è stato accusato di utilizzare i commenti tratti da siti di recensioni di ristoranti quali Yelp, di fatto «scippando» a questi ultimi non solo i lettori ma anche i click.
«Anche se di recente Google ha cercato di ridurre questa pratica», afferma l’analista della Ubs Brian Fitz, «la Federal Trade Commission sta investigando la questione, nell’ambito di una più vasta indagine antitrust». La mossa di ieri, secondo gli esperti, può preludere alla decisione di lanciare un proprio servizio di prenotazione ristoranti, sfruttando i rapporti con gli inserzionisti. In passato Google aveva parlato più volte di un’acquisizione di Yelp, ma alla fine il nome Zagat, che ha ancora milioni di lettori fedeli soprattutto negli Usa, ha convinto il gigante californiano a cambiare mira.

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