L’ombra dei primi addii in Parlamento. La crepa con i dissidenti nel Movimento sembra allargarsi. Ieri sera, dopo una giornata convulsa in cui si è diffusa la notizia — lanciata dall’Huffington Post — della possibile uscita dal gruppo dei deputati pugliesi Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, i Cinque Stelle si sono incontrati a Montecitorio per una riunione tesa, in cui sono stati toccati i temi più discussi delle ultime settimane: dalla questione-diaria al caso Rodotà. Assenti proprio i due «indiziati», che sono stati quasi sempre irrintracciabili durante la giornata. «Sto nel gruppo. E quindi finché non ci saranno comunicazioni ufficiali vuol dire che sto dentro», si è limitata a dire ai cronisti Labriola (che ha discusso nei giorni scorsi con la presidenza della Camera). Più sibillino ancora Furnari, che su Facebook si lascia andare solo a un «sarà tutto chiaro tra 72 ore». «Sono due cellule anomale: da loro non abbiamo avuto nessuna comunicazione. Abbiamo saputo la notizia dalla stampa e loro non ci hanno né confermato né smentito questa possibilità », afferma un parlamentare. «Una loro eventuale scelta in questo senso non mi sorprenderebbe», prosegue e si lascia andare a un eloquente «finalmente». «Attendo con curiosità le motivazioni di questo gesto perché sarebbe assurdo se lo indicassero come un atto politico ». Per ironia della sorte proprio la Puglia e Taranto dominano la giornata dei parlamentari pentastellati alla Camera. Il Movimento annuncia la sua proposta per l’Ilva: chiudere l’area a caldo e dare il reddito minimo di cittadinanza agli operai. Laura Castelli, invece, rivolge un appello agli industriali: «Invitiamo formalmente Confindustria a incontrarci, visto che il Movimento 5 Stelle è ben più credibile di questo governo». Al Senato, invece, i pentastellati votano in queste ore il successore di Vito Crimi come capogruppo: al ballottaggio Nicola Morra e Michele Giarrusso, con il primo in vantaggio. A scatenare polemiche e dibattito è sempre comunque Beppe Grillo, che in tour per le Amministrative in Sicilia lancia la sfida al Pd: «Presentiamo insieme una legge per l’incandidabilità di Berlusconi, sul conflitto d’interesse, cambiamo la legge elettorale. Ma non vogliono». Replica secco il democratico Nico Stumpo: «Sia serio. Sarebbe bastato dare la fiducia al “governo di cambiamento” ». Ieri sul blog, il leader ha dato conto del sondaggio sulla stampa «schierata». Con qualche sorpresa. I bersagli delle ultime esternazioni del leader, Giovanni Floris e «il mitico Corrado Formigli » vengono snobbati nelle preferenze (81.381 mila i votanti). Il premio, il «microfono di legno», è assegnato a Rete 4 per come tv, a Bruno Vespa come conduttore di talk show e a Giovanni Toti (Tg4 e Studio Aperto) come direttore di tg. E proprio quest’ultimo, ringrazia ironicamente Grillo per il riconoscimento e lo invita a concedere un’intervista al telegiornale della rete Mediaset. Ma sempre ieri il capo politico del Movimento è stato protagonista di un’altra schermaglia con i cameraman delle reti di Cologno Monzese. In Sicilia, comunque, i Cinque Stelle sono ottimisti sull’esito del voto. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana, Giancarlo Cancelleri, spiega: «Non escludiamo sorprese, soprattutto a seguito dell’ottimo lavoro svolto dai nostri 14 deputati all’Ars».

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