Sono combattuta tra rabbia e amore. Capisco che Antonio può essere pericoloso per quei raptus di gelosia che gli annebbiano la ragione. Ma se me lo trovassi davanti, non so che reazione potrei avere. E successo così in fretta, ho bisogno di tempo per capire». Abbassa lo sguardo e si perde nei suoi pensieri sul divanetto fiorato. Rosaria Aprea, la miss di 20 anni ridotta in fin di vita dal fidanzato, Antonio Caliendo, che il 12 maggio scorso le ha spappolato la milza con un calcio, è stata dimessa da poche ore quando la incontriamo, con la mamma Carla Di Nardo, in una struttura protetta offertale dal sindaco di Macerata Campania (Caserta), Luigi Munno. A casa è tornata solo per recuperare qualche abito e riabbracciare il figlio di un anno che non vedeva da due settimane. «Mi sono bastati pochi minuti per rivivere la scena di quella maledetta sera», dice Rosaria. «Io volevo andare alla processione, Antonio preferiva una passeggiata da soli. Gli ho detto di tornarsene a casa e mi sono messa il pigiama. Lui, infastidito, mi ha risposto: “Me ne vado quando voglio io”. Mi sono girata e gli ho urlato: “Fai poco il guappo”. E questo non gli è piaciuto: mi ha afferrata per i capelli, mi ha sbattuto a terra e mi ha dato un calcio. Ho sentito un dolore tremendo dappertutto. Dall’addome alle spalle ero scossa da fitte insopportabili. Ma lui neanche in quel momento ha capito la gravità della situazione. Non credeva che stessi così male. Poi si è convinto. Si è offerto di accompagnarmi in ospedale, ma voleva portare con noi anche il bambino che dormiva di sopra. Io gli chiedevo, invece, di chiamare mia madre. Dieci minuti dopo è andato via. Poi ci ha ripensato ed è tornato, ma non gli ho più aperto la porta. In ospedale ci sono andata con i miei familiari». Dopo l’aggressione, Antonio è tornato indietro. Come ha fatto a Corigliano Calabro Davide, 17 anni, che prima ha accoltellato e poi bruciato viva la fidanzata Fabiana Lezza, 16 anni ancora da compiere. «Antonio non sarebbe arrivato a tanto». Non ha dubbi, la miss: «Non voglio difenderlo, ma lui è solo un po’ nervoso. Non so se è malato. Certo, ha bisogno di essere aiutato perché forse da piccolo ha subito qualche trauma. Non sono la persona giusta per aiutarlo, ma non so chi possa davvero dargli una mano. Magari io riuscissi a dimenticarlo…». «Ricordare fa male», dice Rosaria girandosi verso mamma Carla, 43 anni, che la guarda in un silenzio a metà tra la venerazione e il timore di contraddire qualcuno. «Io Antonio l’ho perdonato», continua Rosaria. «Ma so che non posso fare marcia indietro. Sono certa che risponderà davanti a Dio di quello che mi ha fatto, ma dopo quello che è successo non può tornare tutto come prima. E io sono ancora troppo confusa per decidere che cosa fare della mia vita. Non so se presenterò querela e se mi costituirò parte civile: devo riflettere. Per 16 giorni ho vissuto in una stanza di ospedale a combattere per restare viva. Stavo impazzendo. Quando ho lasciato casa di mamma, la sera dell’aggressione, ho avuto paura di morire: non ero in pena per me, ma per mio figlio che ho voluto abbracciare forte prima di andare al pronto soccorso. Adesso se avessi una bacchetta magica la userei per far capire ad Antonio che le cose non si risolvono con la violenza». Poi aggiunge: «Anzi, tornerei al giorno in cui è iniziata la nostra storia per cancellare quel momento». Mamma Carla interrompe il silenzio: «Io Antonio non l’ho perdonato. Non lo credo un cattivo ragazzo, ma mia figlia merita una vita più serena. Una volta, davanti a me, le ha tirato i capelli. Sono intervenuta subito in sua difesa perché quando certe cose le hai subite in prima persona, hai le antenne alzate. L’ho mandato via, poi dopo qualche giorno mi ha chiesto scusa. Da allora non ho visto altro». Eppure, Rosaria è stata aggredita da Antonio anche durante il concorso che la incoronò Miss Yatch Club 2010. Anche allora, come è accaduto il 12 maggio, partì una denuncia d’ufficio per violenza. E anche in quell’occasione Rosaria lo ha perdonato, evitando di costituirsi parte civile. «Ma siamo stati separati sette mesi proprio perché era violento. Poi sono stata io a cercarlo, perché stavo male senza vederlo. Gli volevo bene…». «Anche io volevo bene ad Antonio», aggiunge la madre. «Penso che non volesse far tanto male a Rosaria. 11 suo gesto è stato involontario. Per questo potrei perdonarlo, ma non vorrei che tornassero insieme: questa volta è andata bene, ma io ho una sola figlia femmina, che fa? Me la uccide?». Ricorda Carla: «È successo anche a me con il mio ex marito. Ma non siamo mai arrivati a tanto. Sì, mi mollava qualche schiaffo, mi tirava i capelli, mi insultava, ma niente di più: magari tornava dal lavoro nervoso e io diventavo la scusa per sfogare la sua rabbia. Ma poi facevamo pace. Non era così tutti i giorni e devo dire che non mi ha mai fatto mancare niente. Era nervoso, ma non è mai successo nulla di grave. All’epoca la mentalità era diversa da quella di oggi. La moglie doveva fare la moglie e il marito doveva comandare». Interrompe Rosaria: «A Casal di Principe, dove vive Antonio, la mentalità è proprio quella. È quasi una legge: se sbagli paghi, se ti comporti come dicono, sei una regina». E aggiunge: «Anche quando mi fanno del male, non so fare male. Perciò non voglio denunciare. E se dal carcere Antonio dovesse scrivermi, forse gli risponderei subito». L’ultimo pensiero va alle donne che si trovano nelle sue condizioni: «Non fate come me. Alle prime avvisaglie denunciate e allontanatevi dall’uomo che vi fa soffrire». Parole pesanti nel giorno in cui la sua legale Carmen Posillipo ha rimesso il mandato: «Rosaria è emotivamente provata. Le sue scelte collidono sia con la mia etica professionale sia con la strategia difensiva. Non ha bisogno di un avvocato, quando avrà deciso, si vedrà».

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