Non sembra passato neanche troppo tempo dal quel giorno d’ottobre in cui Walter Mazzarri venne a parlare di “anima” prendendo un Napoli allo sbando. Ieri, dopo tre anni e mezzo, quando il tecnico pronuncia di nuovo quella parola un velo di emozione colora il suo volto. Anche lui ricorda bene il giorno in cui prese la squadra azzurra, e nel giorno in cui “ufficiosamente” sancisce l’addio, non può che provare emozione. «Sono qui soprattutto perché tengo a salutare tutti voi, dopo tante conferenze insieme», è il gentile messaggio di Walter Mazzarri ai giornalisti, preludio di un annuncio che sarà di doloroso addio. Tante domande in attesa di risposta. La prima è: resterà il prossimo anno a Napoli? «Ho sempre detto che avrei preso una decisione a fine campionato, quindi dopo 38 partite. Ne manca ancora una, quindi subito dopo la partita deciderò che fare, e naturalmente spiegherò tutto». Si presume che lei una decisione già l’ha presa, però… «Nel calcio i tempi sono fondamentali. Va fatto tutto nei tempi giusti. Se dico che vorrei aspettare l’ultima ci saranno dei motivi, e poi sarà tutto chiaro. Chiedo di essere rispettato in questo. Quando un allenatore decide sin da inizio anno di stare in scadenza, anche se gli viene offerto un triennale, dovrebbe essere solo apprezzato, perché lavorare in scadenza è un rischio. In altri stati lavorare in scadenza è normale, e questo perché ha il diritto di fare questo. In Italia c’è sempre grande fermento per il cambio degli allenatori, e curiosamente si parla di tecnici tutti sotto contratto. Io ho il diritto di fare le mie scelte, la società ha il diritto di fare le sue. Se le cose coincideranno è bene, altrimenti ci sarà la separazione». Come mai questa tiritera? I tifosi sono stufi… «Il rispetto è dare l’anima fino all’ultimo giorno per portare il Napoli più in alto possibile. Qui ci mancano tre punti che possono far rimanere quest’annata ancora di più nella storia col record di punti. Se dovessimo vincere con la Roma batteremo la media punti di tutti i tempi, anche dell’era Maradona. Questo è un merito di chi in questi quattro anni ha lavorato con me, e questo nel rispetto dei tifosi che sono la parte più importante di questo ambiente». Come definirebbe questi quattro anni a Napoli? «La vittoria va rapportata anche a certi parametri. La storia del Napoli in Serie A, Maradona ha parte, vede una media di 50 punti a stagione. Quel successo con la Reggina fu visto come uno scudetto, perché quella squadra 51 punti non li aveva mai fatti. E per questo penso che il Napoli in questi quattro anni ha fatto meglio di qualsiasi altra squadra italiana. Che siano 17 o 20 punti in più è un risultato incredibile. Per fortuna i numeri economici, di campo e sportivi rimangono». Ora il tifoso chiede davvero di vincere lo scudetto… «Il vero successo è essere competitivi per il tricolore. È quello il vero scudetto, lottare sempre a quei livelli. E non deve essere una tragedia non riuscirci. Bisogna avere la convinzione che se si resta a questi livelli prima o poi il successo arriva. Se si insiste prima o poi anche il fato aiuta. Quindi il grande successo è che il Napoli avrà le basi solide per lavorare ai vertici del calcio italiano». Un ragionamento in linea con quello di De Laurentiis… «Certamente, la prospettiva è quella di rimanere dentro il fair play finanziario e crescere passo dopo passo. Anche per questo credo che il Napoli in questi quattro anni è stato il primo club italiano. Ai tifosi non importa quali siano i fattori esatti, ma che la squadra resti ad alti livelli. Che sia la forza dei singoli, del gruppo, la società, e della famosa anima che abbiamo sempre avuto, anche quando il vento era un pochino cambiato per noi». Come mai andare via proprio ora? «Al momento opportuno dirò tutto, senza nascondermi. Voglio aspettare la partita prima di parlare». Non ha parlato con nessun club lei o il suo avvocato? «Io personalmente non ho incontrato nessuna società nel rispetto del Napoli e del campionato che stiamo facendo. Posso avere anche sette rappresentanti, ma alla fine la decisione spetta a me, e nella mia carriera ho sempre fatto così, anche quando non avevo un rappresentante». Ma lei non doveva incontrare il presidente? «Lo saprete, parlerò di tutto». Ha un rimpianto in questi quattro anni? «Qualche rammarico c’è sempre, soprattutto perché si può sempre far meglio e si poteva sempre far meglio». Quanto influiranno i soldi nella sua scelta? «Meno che zero. Se fosse stato così avrei potuto fare delle scelte già mesi fa, se non addirittura lo scorso anno». C’è chi dice che lei ha già firmato con l’Inter… «Sì lo so, sono tante chiacchiere che non rendono facile il lavoro. Cinque giorni fa molti dicevano che avevo firmato già per la Roma. Non posso firmare due volte, altrimenti mi arrestano». Che Napoli lascerà? «Questi quattro anni possono far sì di fare molto bene. Il Napoli è del presidente e della società, ma non mi piace parlare di eventualità future. Se si lavora bene questi quattro anni possono rappresentare un patrimonio. Stare al vertice non è facile. Si può anche fare bene le due competizioni, meglio di quanto ci sia riuscito in questa stagione, dove non tutto ha funzionato».

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