La Juve di Antonio Conte non molla niente e così la salvezza dell’Atalanta, strameritata, arriva sul filo dei new-media da un’altra squadra bianconera che giocava in fondo allo Stivale. Quell’Udinese tanto cara a Pierpaolo Marino, d.g. nerazzurro, il quale a metà primo tempo aveva dovuto sudare le classiche sette camicie per cercare di gestire, insieme con le forze dell’ordine e con la fattiva collaborazione della squadra ospite, un lancio di oggetti nella curva juventina. Dove invece di festeggiare i bicampioni stavano evidentemente regolando conti in sospeso con la popolazione locale. Quel Conte Fin lì (28’) il match che doveva essere un’amichevole aveva offerto anche spettacolo. Nonostante fosse piena di riserve, la Juve era partita forte, andando in vantaggio con un bel gol di Matri splendidamente imbeccato da Pirlo. Convinta, con un allenatore al solito indemoniato davanti alla panchina che spronava i suoi verso un’altra vittoria, un altro record… Dovesse proliferare nei prossimi anni questo «modello » di tecnico cannibale, che Conte incarna anche con stile (applauditissimo uno stop volante eseguito per non perdere tempo nella rimessa laterale!) allora l’Italia delle pastette e dei furbi calcolatori si avvicinerà molto di più alla concezione anglosassone della competizione: ho già vinto lo scudetto? Beh, gioco lo stesso per batterti… Quel palo L’Atalanta ci ha messo un po’ per replicaremapoi è andata vicinissima al pareggio. Questione di centimetri, quelli che hanno impedito a Denis di infilare con un piattone destro al volo un cross da sinistra: con Storari superato, ha respinto il palo. Questa azione, che resterà la più pericolosa dei nerazzurri, arriva dopo i 7’ di sospensione della gara ordinati dalle forze di polizia per placare gli animi sugli spalti. Una gazzarra indecente, preceduta da tre avvertimenti dell’altoparlante (ovviamente ignorati) che molto probabilmente impedirà nel futuro ai sostenitori bianconeri di assistere ad altri Atalanta-Juve. Contenti? Due titolari Conte ha mandato in campo i giocatori poco utilizzati ma con il compito di proseguire nel filotto di successi (nove consecutivi in campionato) in maniera da attaccare il record del club stabilito dalla formazione guidata in passato da Capello (91 punti). Dei titolarissimi c’erano solo Chiellini e un Pirlo assai coraggioso nel calciare tutti gli angoli: essendo nativo di Brescia, i tifosi locali lo beccavano regolarmente. Il ritardo I sette minuti di ritardo accumulati nel primo tempo hanno naturalmente determinato l’avvio posticipato della ripresa ed è parso chiaro, dopo una prima fiammata atalantina respinta da parate di Storari non difficili, che le sconfitte di Palermo e Siena stavano togliendo ai nerazzurri quella determinazione che li ha spinti alla permanenza in A. La Juve si è espressa pericolosamente in contropiede, sfiorando tre volte il raddoppio: con Matri e Giaccherini imbeccati da Isla e Quagliarella e poi col nuovo entrato Vidal, che ha scaricato su Consigli un contropiede nato… male. Sì perché in area juventina un colpo di testa di Denis è stato respinto da un braccio di Peluso: rigore per tutti, l’arbitro optava per l’involontarietà. E con l’Atalanta sbilanciata, la cinica, insaziabile Juve di Conte è ripartita per andare a fare il 2-0… L’Atalanta non ha festeggiato sotto la curva il suo scudetto: lo farà nell’ultima giornata, col Chievo

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