La Cassa Depositi Prestiti conferma l’interesse per la rete telefonica di Telecom Italia e, alla vigilia del consiglio del gruppo che dovrà decidere come procedere, attende un segnale per sedersi al tavolo. «Noi siamo interessati » ha ricordato ieri l’amministratore delegato della Cdp, Giovanni Gorno Tempini, a margine dell’incontro annuale della Consob, spiegando che in questa fase «noi non possiamo che ribadire il nostro interesse per la rete. Il Fondo Strategico è già presente nel settore con Metroweb». Dunque da domani potrebbe partire la trattativa. «Il primo passo spetta a Telecom— ha chiarito Gorno Tempini —. Spetta alla società stabilire se scorporare o no la rete, se societarizzarla o no». Nei giorni scorsi il presidente del gruppo, Franco Bernabè, ha incontrato il neoministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato per parlare del dossier rete. «Abbiamo avviato un dialogo sull’argomento—ha detto il ministro dopo l’incontro —. Fatemi capire bene di chi si tratta». Zanonato ha già chiesto a Corrado Passera, suo predecessore allo Sviluppo Economico, il dossier delle «iniziative partite sulla banda larga e sul wi-fi». Secondo le previsioni domani il board di Telecom, già convocato per l’esame dei conti trimestrali, dovrebbe dare via libera alla societarizzazione della cosiddetta «rete di accesso », ovvero il tratto che dalle cabine arriva nelle case, che verrebbe quindi conferito a una newco in cui entrerebbe la Cdp. Le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi hanno indicato in un 15-20% la quota che prenderebbe la Cassa, nonché di un 30-40% del capitale della nuova società che verrebbe collocato in Borsa. In Telecom resterebbe il «backbone », la dorsale di trasmissione. Il processo non sarà comunque breve. Le decisioni del consiglio Telecom saranno propedeutiche al percorso che porterà alla nascita della società della rete. Percorso che procederà parallelamente al confronto che dovrà essere avviato con l’Authority delle Comunicazioni per definire sia la cornice regolamentare per la nuova società della rete, sia i vincoli per Telecom, la quale senza più l’infrastruttura dovrebbe vedere venire meno una serie di obblighi di tipo commerciale. Si tratta di uno snodo cruciale per il gruppo telefonico, che attraverso il processo di separazione della rete punta proprio ad avere le mani più libere. Sul tavolo del consiglio del gruppo telefonico domani arriverà anche il risultato delle verifiche preliminari su H3G. Ieri pomeriggio a Milano c’è stata l’ultima riunione del comitato formato da Franco Bernabè, Luigi Zingales, Gabriele Galateri, Elio Catania e Julio Linares, per definire la pratica vista l’imminenza dell’incontro del board ma anche la scadenza del termine per le verifiche. Tutto lascia pensare che Telecom deciderà di avviare una trattativa con Li Ka Shing e quindi di andare a vedere le carte, nonostante siano emersi diversi dubbi durante le verifiche preliminari, in particolare sulle valutazioni, che potrebbero anche portare a un nulla di fatto. L’avvio di una trattativa non vuol dire infatti che la fusione Tim-3 si farà e che il tycoon di Hong Kong diventerà il primo socio di Telecom. I dubbi sono ancora forti e il percorso va ancora tutto costruito. E comunque la priorità è per il dossier rete, che con l’entrata in scena di Li Ka Shing ha subito un’accelerazione. Sarebbe insomma un passo formale per tenere Hutchison Whampoa al tavolo in attesa che ci siano le condizioni perché Telecom possa negoziare senza le mani legate.

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