La Bce «è pronta ad agire» ancora sui tassi se necessario ma per far crescere l’economia serve l’azione dei governi che in passato, prima della crisi, non hanno voluto affrontare le fragilità strutturali esistenti e non hanno così fermato l’iniqua concentrazione dei redditi delle famiglie. Una tendenza questa «in atto da quasi vent’anni» che «penalizza i più deboli». Il presidente della Bce, Mario Draghi, si sofferma sulle prossime mosse della politica monetaria che, dice, «resterà accomodante », ma affronta anche il tema della coesione sociale e dell’equità sollecitando i governi a porre attenzione «alla distribuzione del reddito» e «alla riduzione della disoccupazione », in particolare quella giovanile. «In alcuni paesi europei questa ha raggiunto livelli che incrinano la fiducia in dignitose prospettive di vita e che rischiano di innescare forme di protesta estreme e distruttive» afferma ricevendo a distanza il commento del presidente del Consiglio Enrico Letta. «Io spero non si apra un fronte di ordine pubblico e non si aprirà se l’Europa darà risposte. Le parole di Draghi confermano la necessità di agire rapidamente: non si può perdere l’occasione del consiglio europeo di giugno » commenta da Madrid il premier sostenendo che «già in autunno dobbiamo poter mettere in pratica le decisioni» prese. Draghi interviene all’Università Luiss Guido Carli che ha deciso di conferirgli una laurea honoris causa in Scienze politiche e svolge una lectio magistralis su «l’euro, la politica monetaria, le riforme». Ad accoglierlo, con gli onori di casa affidati alla presidente della Luiss Emma Marcegaglia, c’è anche un messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che lo riceverà al Quirinale subito dopo e che saluta l’ex governatore della Banca d’Italia come il «punto di riferimento sicuro» per il rilancio dell’Europa e dei suoi ideali. Ad ascoltarlo, nell’aula Magna dell’Università, ci sono molte personalità — tra gli altri il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, la presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, il ministro del Lavoro Enrico Giovannini — il corpo dei docenti al completo, tantissimi studenti ed anche la sua famiglia. A tutti, prima dell’inizio della cerimonia vera e propria, viene offerta la visione di un gioiellino della cinematografia del passato, One week di Buster Keaton & Edward F.Cline del 1920. Draghi ripercorre le tappe della crisi iniziata cinque anni fa e ancora in atto. Il suo messaggio di politica monetaria rimbalza sui mercati dove l’euro, nella prospettiva di un possibile nuovo intervento della Bce sui tassi, diminuisce la sua forza rispetto al dollaro in una giornata priva di indicazioni macroeconomiche che ha visto lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi di uguale durata chiudere a quota 267 punti e Piazza Affari perdere lo 0,35%. «Guarderemo a tutti i dati sull’economia dell’area dell’euro che si renderanno disponibili nelle prossime settimane e se necessario siamo pronti ad agire ulteriormente», avverte Draghi soffermandosi in particolare sulla possibilità, esaminata dal consiglio direttivo di Eurotower giovedì scorso, di ridurre in territorio negativo, cioè al di sotto dello zero il tasso di interesse sulla facility dei depositi delle banche in Bce. «Ci sono molte complicazioni, conseguenze di cui tenere conto che vanno studiate e analizzate con attenzione in modo da essere pronti ad agire se fosse necessario ». I problemi di trasmissione della politica monetaria si sono attenuati ma in alcuni paesi restano le difficoltà di accesso al credito soprattutto per le piccole e medie imprese, ribadisce. Serve, insiste, la crescita che è più debole in alcuni paesi che in altri non solo perché il credito è scarso, ma perché chi doveva fare le riforme—della macchina burocratica, del lavoro, della tutela della concorrenza— prima della crisi non le ha fatte. Farle è necessario come lo è la sostenibilità dei conti pubblici specialmente per i paesi con livelli di debito pubblico strutturalmente alti, come l’Italia. «Non bisogna tornare indietro dagli obiettivi già raggiunti perché la mancanza di credibilità della finanza pubblica si traduce rapidamente nella separazione delle banche di quel paese dal resto del mercato finanziario dell’euro e nella mancanza di credito per il settore privato ». Occorre però, afferma, «mitigare gli effetti recessivi del consolidamento di bilancio» riducendo la spesa pubblica corrente e le tasse. E poi adeguando il modello di welfare ai mutamenti richiesti dalle dinamiche demografiche così da diminuire la disoccupazione e rilanciare i consumi, «ma senza perdere la solidarietà che ispirò quel modello ».

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