Non ha voluto i funerali di Stato. Ma Giulio Andreotti non se n’è andato nel silenzio. Dal presidente Giorgio Napolitano, ai capi di Stato stranieri, a personalità del Vaticano, via via fino a Francesco Totti, in molti, anche avversari politici, gli hanno tributato l’onore delle armi. «Sulla lunga esperienza di vita di Andreotti e sulla sua opera da lui prestata potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico», scrive Napolitano. E parla di «una personalità che ne ha attraversato per un cinquantennio l’intera storia, che ha svolto un ruolo di grande rilievo nelle istituzioni e che ha rappresentato con eccezionale continuità l’Italia nelle relazioni internazionali e nella costruzione europea». «Con lui se ne va un attore di primissimo piano di oltre sessant’anni di vita pubblica nazionale», attesta il premier Enrico Letta. «Ha segnato un’intera epoca della nostra storia» e «per oltre vent’anni ha portato la sua esperienza e la sua celebre ironia tra i banchi di Palazzo Madama » aggiunge il presidente del Senato Grasso. Apprezzamenti dal presidente israeliano Shimon Peres: «Eternamente grati per il suo ruolo nel salvataggio della comunità ebraica in Israele ». Ma anche dall’ex capo Olp a Roma, Nemer Hammad: «Fu l’artefice della prima visita di Arafat in Italia. Contribuì a cambiare l’opinione pubblica mondiale verso la Palestina ». Dall’ambasciatore David Thorne: «Fu amico degli Usa e grande sostenitore della visione atlantica europea dell’Italia ». E dal presidente Ue José Barroso: «Ebbe un ruolo cruciale per la costruzione europea » e nell’adesione di Spagna e Portogallo. Il cardinal Tarcisio Bertone piange la perdita di un «valido servitore delle istituzioni, uomo di fede e figlio devoto della Chiesa». Pier Ferdinando Casini esce dal portone di casa Andreotti con un monito: «La storia sarà più indulgente e obiettiva di certe ricostruzioni giornalistiche ». Ma anche Massimo D’Alema riconosce: «Non si può negare che abbia mantenuto aperto il dialogo anche con forze politiche lontane dal suo pensiero e che abbia contribuito a consolidare il ruolo e la presenza internazionale del nostro Paese». E persino il pdci Oliviero Diliberto dice: «Dopo di lui non avversari, solo omuncoli». «Contro la sua persona, la sinistra ha sperimentato una forma di lotta indegna di un Paese civile, basata sulla demonizzazione dell’avversario e sulla persecuzione giudiziaria», accusa Silvio Berlusconi. Mentre il difensore Franco Coppi ricorda come il dolore più grande di cui gli parlò «non fu per il processo, ma per la morte di Moro e l’amarezza che gli attribuissero di averla utilizzata». Parla anche Licio Gelli: «Ha usato i segreti per dare il benessere al popolo. E chi è un uomo se li porta dietro…». Il sindaco Alemanno, infine, onora l’Andreotti «simbolo nel bene e nel male della città ». E Totti quello romanista: «Tiferà dal cielo».

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