«Io mi dimetterò se dovrò fare tagli alla cultura, alla ricerca e all’università». È la prima uscita in un talk show del premier Enrico Letta, a una settimana esatta dal giuramento e dopo l’intenso tour in Europa per illustrare le idee guida del governo, preannunciando tra le priorità «il cambiamento della legge elettorale: la cosa più rapida penso sia abolire quella vigente e far rivivere il Mattarellum». È anche, l’intervento alla trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa su Raitre, un’occasione di parlare al grande pubblico e anche per replicare a Silvio Berlusconi che in questi giorni cerca di offrire di sé l’immagine del dominus della maggioranza di grande coalizione. Ed è appunto sul tema tanto caro al Cavaliere, ovvero la richiesta perentoria di abolire l’Imu sulla prima casa pena il ritiro di fiducia del Pdl all’esecutivo, che Letta puntualizza. Quell’obiettivo è dell’intera coalizione, cioè anche del Pd, di Scelta civica e non soltanto del Pdl. «L’Imu—obietta — non è una cosa di Berlusconi. Il suo superamento faceva parte dei programmi di tutti e tre i partiti che sostengono il governo. Il Pd lo aveva come un punto essenziale. Si va in questa direzione, ma i particolari sono da discutere». L’impegno è di varare un provvedimento di urgenza nei prossimi giorni attraverso il quale riordinare l’intera materia. In concreto, annuncia che l’esecutivo «farà un decreto per sospendere la rata di giugno che quindi non verrà pagata». «Superamento vuole dire rimandare? », gli domanda Fazio. «No», è la risposta secca di Letta il quale insiste: «Preferisco parlare di casa piuttosto che di Imu. Il nostro Paese ha visto il crollo dell’edilizia negli ultimi tempi. Nel mio programma c’è scritto che l’Imu va superata, che si faranno le agevolazioni per le giovani coppie e che saranno incentivate le costruzioni ecocompatibili». Letta riconosce che quello che guida «non è il governo ideale, per me né per gli italiani. Ognuno avrebbe voluto un governo diverso. Io ho lottato per un governo di centrosinistra, ma di fronte alla situazione in cui eravamo bisognava trovare una via d’uscita». In ogni caso, rivela, «oggi ho più fiducia di dieci giorni fa. Vedo insomma la possibilità di dare risposte ai cittadini su tanti temi ». Il profilo dell’esecutivo, chiarisce, «non è quello di mettere delle toppe che a volte sono peggio del buco: il governo non deve solo intervenire, deve riformare anche nel campo degli ammortizzatori sociali e serve pure una riforma della cassa integrazione». Non solo. Dopo il tour nelle capitali europee, dice il premier, «sono tornato con qualche elemento di fiducia in più. Ho detto che l’Italia non vuole sbracare. Vuole mantenere gli impegni presi ma non possiamo più accettare che l’Europa sia solo tagli, tasse e austerità ». Ed è appunto in questo contesto che il presidente del consiglio intende spendersi in Europa, impegnandosi affinché si lanci «un grande piano, non astratto, per favorire il lavoro dei giovani. Bisogna che i capi di governo dell’Unione nel vertice di maggio si accordino su questo. Se i milioni di giovani europei disoccupati che scappano dall’Europa vedono che si fa qualcosa per loro possiamo forse evitare che la disoccupazione continui ad avvitarsi». Per parte nostra, promette, «noi non chiederemo di fare nuovi debiti perché l’Italia ne ha fatti troppi in passato e li pagano le giovani generazioni. Io, a nome di una generazione penalizzata, penso di dovermi prendere un impegno: mai più debiti. La logica di fare debiti è sbagliata». In Italia tale impegno si deve realizzare, questo è il suo proposito, attraverso «l’abbassamento delle tasse sul lavoro dei giovani neoassunti. Se non diamo occupazione ai giovani le nostre famiglie entrano in una fase recessiva senza uscita ». Letta si mostra cautamente fiducioso, tanto da dire che «le insidie non arriveranno dai partiti ma dai problemi del Paese che sono esplosivi». E a convenire con questa analisi, con il fatto che il clima politico sembra raffreddarsi, è Berlusconi. Dopo avere rilevato che la sinistra fa fatica «a venire fuori da uno stato di assoluta distanza da noi, di odio nei nostri confronti», il Cavaliere si augura che «governando insieme spero possano cadere questi sentimenti ostili. Una collaborazione tra noi e la sinistra potrà chiudere quella specie di guerra civile da cui siamo stati afflitti in questi anni per iniziare un percorso di reciproca stima e comprensione

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